Se anche gli ascensori stanno a zero!

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Li conto spesso: sono 162 (8 piani) gli scalini che separano il mio appartamento dal garage. A salire ci vogliono un paio di minuti, meno a scendere, ovviamente. Anche se un po’ faticoso, sempre di più vado su a piedi, soprattutto perché penso faccia bene alla salute. Adesso subentra la ragione del risparmio energetico.
A pensarci bene gli ascensori sono un eccezionale esempio di mobilità sostenibile: si possono condividere durante gli spostamenti da un piano all’altro, sharing mobility, sono a chiamata, come i più moderni sistemi di mobilità on demand, e hanno motori elettrici (vabbè, questo da sempre).
Però contrariamente a quanto si possa credere, consumano un bel po’ di energia, anche quando stanno fermi. In rete is apprende che un ascensore in stand-by (cioè in attesa) usa circa il 70% dell’elettricità che richiede in totale per portare su e giù i passeggeri, in particolare per l’illuminazione che assorbe in media circa 2 kW, per un consumo annuo che si aggira attorno ai 10.000 kWh, tanto da incidere in genere tra il 3 e il 5% sui consumi elettrici di un edificio. Come si usa dire per le auto, il parco ascensori italiano, ma si può dire mondiale, è abbastanza vecchio: in Italia in particolare, sono installati circa un milione di ascensori (il 20% di quelli europei) che consumano quasi 2 TWh all’anno. Ma nuove tecnologie permettono già adesso di ridurre i consumi fin quasi a zero.
Da pochi giorni il Ministro per la Transizione ecologica ha pubblicato un piano nazionale di contenimento gas predisponendo un decreto, che sarà operativo entro fine settembre, con cui si intende ridurre i consumi degli impianti di riscaldamento ad uso residenziale, negli uffici pubblici e privati e nei locali commerciali in tutto il Paese. La volontà è di tagliare di 5,3 miliardi di mc la domanda di metano nazionale per via amministrativa, dunque obbligatoria, raccomandando però ulteriori comportamenti volontari per far salire i risparmi di altri 2,7 miliardi di mc, adottando una serie di semplici prescrizioni (gradi in meno di riscaldamento, docce corte, pasta cotta col residuo di calore, ecc.).
Sulla volontà di tutti, e quindi di tanti, di dare una mano a contrastare gli effetti della crisi energetica ambientale che stiamo vivendo, di cui forse solo ora cominciamo a vedere alcune antipatiche conseguenze, c’è la vera sfida: il cambiamento delle abitudini, e quindi dello stile di vita, potrebbe essere una delle punte della stella cometa della conversione ecologica che siamo invitati, perché costretti, a seguire con più attenzione da subito.
Anzi, da domani. E magari nell’uscire di casa o per rientrarvi, come per l’ufficio e qualsiasi altro posto che non sia a pian terreno, forse faremo bene a cominciare a considerare l’opzione “andare a piedi” perché, con l’aria che tira, oltre che le parole, le chiacchiere, presto anche gli ascensori potrebbero stare a zero, quello del piano, ma spenti!
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