Il diritto al buio della notte
PESCARA – Nella zona sud della città, tra la Riserva dannunziana e l’abitato di Villaggio Alcyone, la rimozione dello svincolo sopraelevato della circonvallazione e il ripristino del vecchio raccordo a raso hanno modificato in modo radicale il paesaggio urbano.
Quello che un tempo era un margine di campagna, scarsamente abitato, è diventato nel tempo un quartiere residenziale compatto. E oggi, paradossalmente, un’infrastruttura di grande scorrimento attraversa in pieno uno spazio di vita quotidiana. Non è più una strada fuori città: è una strada in mezzo alle case.
Fin dall’inizio i residenti hanno espresso più di una preoccupazione. L’aumento del traffico porta con sé una condizione di esposizione continua a inquinamento atmosferico e acustico: gas di scarico, polveri sottili, rumore costante dei motori. Elementi noti, visibili, misurabili, che incidono sulla salute e sulla qualità della vita non di chi transita in questi luoghi, ma di chi ci vive.
Le misure di mitigazione introdotte – limite a 30 km/h, dissuasori visivi, qualche rifacimento dell’asfalto – appaiono ancora poche e deboli rispetto alla scala del problema e difficili da far rispettare in un asse pensato di fatto per il transito veloce.
Ma c’è un altro fattore, meno evidente e altrettanto insidioso, che raramente entra nel dibattito pubblico: l’inquinamento luminoso.
Le tre rotatorie presenti in zona, di dimensioni rilevanti e ormai inglobate nel tessuto abitato, sono illuminate tutta la notte da alti pali centrali. Non illuminano solo la carreggiata: la luce invade balconi, finestre, camere da letto. Trasforma la notte in un crepuscolo permanente: impone una veglia forzata.
Quella che viene vissuta come una scelta necessaria per la sicurezza stradale diventa, nei fatti, una forma di sottomissione silenziosa dei residenti, costretti a ripararsi dietro tapparelle e tende oscuranti per riconquistare un buio che dovrebbe essere naturale.
Eppure l’alternanza tra giorno e notte non è un dettaglio estetico: è un bisogno biologico. Il ritmo circadiano regola sonno, ormoni, benessere psicofisico. Alterarlo sistematicamente significa incidere sulla salute tanto quanto rumore e smog.
Se la luce dentro casa è una scelta, è libertà. Se la luce entra contro la volontà di chi abita, è una costrizione. Non si tratta solo di non vedere più le stelle, condizione conclamata di inquinamento luminoso. Si tratta di perdere il diritto al riposo, al silenzio, al buio.
Progettare infrastrutture urbane oggi dovrebbe significare tenere insieme sicurezza e qualità della vita. Tecnologie e soluzioni esistono: illuminazione schermata, orientata solo sulla carreggiata, regolazione dell’intensità nelle ore notturne, sistemi adattivi. Interventi semplici che garantirebbero la visibilità necessaria al traffico restituendo ai cittadini ciò che spetta loro.
Il buio non è un’assenza, è una condizione di equilibrio. Ed è, a tutti gli effetti, un diritto.

