Un inverno senza riscaldamento, in un edificio reale, nella giornata del risparmio energetico
PESCARA – Quest’anno – o meglio, durante questo inverno che già comincia a guardare la stagione che lo segue – a casa mia il riscaldamento non è stato acceso nemmeno un giorno.
Nei mesi più freddi, all’interno dell’appartamento, la temperatura difficilmente è scesa sotto i 18 gradi e si è mantenuta mediamente sopra i 19 °C, anche quando all’esterno si registravano valori inferiori di 10–15 gradi.
L’abitazione si trova a Pescara, in via Polacchi 18, all’interno di un edificio di sette piani e 28 appartamenti. Un condominio urbano ordinario, né sperimentale né di nuova costruzione che oggi attraversa l’inverno senza bisogno di essere riscaldato, mantenendo condizioni di comfort pienamente accettabili per la vita quotidiana.
La riqualificazione energetica come fattore decisivo – La ragione di questo risultato non risiede in comportamenti “virtuosi” o in rinunce personali, ma in un intervento strutturale di riqualificazione energetica, concluso ormai da alcuni anni grazie agli strumenti dell’ecobonus.
Il percorso, non immediato, è stato reso possibile dalla determinazione dell’amministratrice e da un condominio inizialmente incerto, poi progressivamente più consapevole. I lavori – durati poco più di un anno e curato da una impresa ben organizzata – hanno interessato l’intero edificio e oggi ne definiscono in modo netto le prestazioni.
Il palazzo è coibentato, sia sulle superfici opache (pareti e involucro) sia su quelle trasparenti (finestre e infissi). L’involucro edilizio funziona ora come un sistema continuo, in grado di limitare le dispersioni e di conservare il calore accumulato.
Il riscaldamento a gas non è stato eliminato, ma il fabbisogno termico si è ridotto al punto da renderlo di fatto superfluo. Oggi, almeno nel mio appartamento, il metano viene utilizzato solo per l’acqua calda sanitaria e per la cucina.
Il risultato è evidente anche sul piano economico: infatti è stato ridotto in modo strutturale il consumo di una fonte fossile primaria, abbattendo conseguentemente le emissioni di CO₂ associate.
In altri termini, l’edificio è oggi molto più resiliente alle sollecitazioni climatiche esterne. Non perché “consuma meglio”, ma perché ha semplicemente smesso di disperdere energia. È una differenza sottile ma decisiva, che sposta il tema del risparmio energetico dal piano del comportamento individuale a quello, ben più efficace, della qualità del costruito.
Dal caso locale al quadro nazionale – In Italia il riscaldamento degli edifici residenziali rappresenta una delle principali voci di consumo di gas naturale. Ogni anno decine di miliardi di metri cubi di metano vengono bruciati soprattutto nei mesi invernali, con un impatto diretto sia sui bilanci familiari sia sulle emissioni climalteranti. Il settore civile – abitazioni, uffici, edifici pubblici – contribuisce in modo significativo alla domanda energetica complessiva e a una quota rilevante delle emissioni di CO₂.
Una famiglia italiana media consuma diverse centinaia di metri cubi di gas all’anno solo per il riscaldamento, con emissioni che possono superare la tonnellata di CO₂ per nucleo familiare. Moltiplicando questo dato per milioni di abitazioni, si comprende perché il tema del riscaldamento sia centrale in qualsiasi strategia di decarbonizzazione.
In questo scenario, un edificio di sette piani e 28 appartamenti che riduce il consumo di gas al solo uso per acqua calda e cucina non è una curiosità statistica, ma un esempio concreto di domanda evitata. Non si tratta di sostituire una fonte con un’altra, ma di ridurre drasticamente il fabbisogno a monte, intervenendo sull’involucro edilizio.
Se una parte significativa del patrimonio edilizio italiano fosse portata a prestazioni analoghe, l’effetto sul sistema energetico sarebbe strutturale: meno gas importato, minore esposizione alle crisi geopolitiche, meno CO₂ emessa, minori costi per famiglie e Stato. Non una riduzione episodica, ma un cambiamento stabile.
Non un’eccezione, ma una direzione possibile – È evidente che non tutti gli edifici possono raggiungere gli stessi risultati, né nello stesso modo. Il contesto climatico, la tipologia costruttiva, i vincoli tecnici e urbanistici incidono in modo determinante.
Per anni l’attenzione si è concentrata prevalentemente sulle fonti: quale energia usare, quale tecnologia installare. Molto meno sulla domanda: quanta energia serve davvero per garantire condizioni di comfort adeguate. La riqualificazione energetica degli edifici agisce esattamente su questo nodo, rendendo possibile ciò che fino a poco tempo fa appariva impensabile: abitare l’inverno senza dover “produrre calore”.
Nella Giornata del Risparmio Energetico, questa riflessione appare particolarmente attuale. Il riscaldamento che non si accende costotiusce forse uno degli indicatori più chiari di efficacia delle politiche energetiche quando funzionano davvero.
Non è un modello universale, né una ricetta valida ovunque. È però una dimostrazione reale, misurabile, localizzata: in un condominio ordinario di una città media italiana, il consumo di gas per il riscaldamento può diventare non necessario.
E questo, più di molte dichiarazioni di principio, aiuta a capire dove conviene investire se l’obiettivo è ridurre costi, emissioni e dipendenze energetiche.

