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Come può uno scoglio…

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PESCARA – «Come può uno scoglio arginare il mare…». Mogol e Battisti, naturalmente, parlavano d’altro. Ma osservando le numerose opere antierosione sulla spiaggia subito dietro la Pinetina di Vallelunga la domanda finisce per assumere un significato decisamente meno poetico.

Gli scogli, qui, il mare provano ad arginarlo davvero. Solo che nel frattempo sembrano essere diventati anche il deposito marino di ciò che lasciamo sulla terraferma: bottiglie di plastica e di vetro, bicchieri, lattine, confezioni, involucri, resti di cibo e altri rifiuti infilati negli interstizi della massicciata. Alcuni sono bene in vista, altri bisogna andarli a cercare. Ma si trovano, senza fatica.

È curioso perché, pochi metri più indietro, racconto da tempo una situazione per certi versi analoga. Sul marciapiede di viale Primo Vere gli operatori del servizio pubblico di igiene urbana puliscono abbastanza regolarmente. Oltre il muretto comincia invece la Pineta di Vallelunga, parte della Riserva naturale statale di Santa Filomena, e la gestione fa capo ai Carabinieri Forestali.

E qui si vede la “coperta corta della Bandiera Blu”: si pulisce da una parte e si lascia scoperta l’altra. Ma adesso la coperta sembra ancora più corta.

Sulla spiaggia libera e lungo la battigia, per tutta l’estate, al mattino passa un grosso mezzo che setaccia e ripulisce l’arenile. Dove passa spesso riesce a ricresce la vegetazione, come anche spesso rimangono i rifiuti. Ma il trattore, comprensibilmente, sugli scogli non può salire. E qui, chi pulisce?

Non è una questione marginale. Buona parte di quei materiali non è portata lì dal mare: sono rifiuti lasciati da chi frequenta la spiaggia e la scogliera. E se nessuno li raccoglie, sarà probabilmente il mare, prima o poi, a occuparsene.

Alle prime mareggiate autunnali una bottiglia incastrata tra due massi, un bicchiere di plastica o un involucro leggero possono essere trascinati in acqua. Poi correnti e onde faranno il resto. Magari qualche settimana o qualche mese dopo una parte di quei materiali tornerà sulla battigia: restituiti al mittente. Un piccolo e piuttosto assurdo ciclo dei rifiuti, perfettamente circolare ma nel senso sbagliato.

Naturalmente resta, prima di tutto, la responsabilità di chi abbandona quei materiali. Una confezione portata sulla scogliera può essere riportata indietro. Non occorrono regolamenti, campagne di comunicazione o certificazioni ambientali per comprenderlo.

Ma, come osservavo per la pineta, quando un comportamento è ricorrente e il luogo nel quale si verifica è conosciuto, la questione smette di essere soltanto quella dell’inciviltà individuale e diventa anche un problema di gestione dello spazio pubblico.

Ed eccoci nuovamente alla Bandiera Blu. Non perché un riconoscimento ambientale possa garantire che nessuno abbandoni una bottiglia tra gli scogli. Sarebbe una pretesa fuori misura. Ma perché un vessillo di qualità dovrebbe indurci a guardare il litorale come un sistema unico: non soltanto la striscia di sabbia sulla quale passa il mezzo meccanico, ma anche ciò che sta immediatamente dietro e immediatamente davanti. La pineta, la spiaggia, le scogliere, il mare.

Invece sembra che ogni spazio abbia un proprio invisibile confine amministrativo. Il marciapiede ha qualcuno che lo pulisce, la Riserva ha un altro soggetto competente, l’arenile ha il suo servizio. E gli scogli?

Forse basterebbe cominciare proprio da questa domanda molto semplice, individuare chi debba intervenire e prevedere una pulizia periodica anche delle scogliere, soprattutto prima delle mareggiate autunnali.

Perché uno scoglio può forse arginare il mare, ma non può nulla contro l’inciviltà.

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