L’utenza vulnerabile della strada, che pensa, che dice? E’ stata interpellata?
Per utenza vulnerabile il Codice della Strada intende quegli utenti maggiormente esposti ai rischi della circolazione stradale, includendo pedoni, ciclisti, disabili in carrozzella, bambini e anziani e, più recentemente, anche i motociclisti. Aggiunge che questi utenti, non protetti da strutture esterne e spesso riconducibili a categorie fragili, meritano una tutela particolare per prevenire incidenti gravi o mortali.
Come ciclista urbano prevalente mi annovero tra loro, ovviamente, e come tale, quindi utente vulnerabile, guardo, ascolto, e con gli altri sensi percepisco e faccio esperienza di quanto mi accade intorno.
Tanto premesso, rilevo che da pochi giorni è operativo il semaforo posto all’incrocio tra via Nazionale Adriatica Sud e Strada Provinciale per San Silvestro. Sono obbligato a passarci, in bici, perché il mio percorso alternativo è ora interdetto per via dell’abbattimento, ormai concluso, dello svincolo della circonvallazione.
Sui 150 metri della strada provinciale, che precedono l’incrocio, vige su entrambi i lati il divieto di sosta e di fermata. Ma nonostante la presenza del capiente parcheggio di un supermercato di zona, e l’ingombro della fermata della linea 7 del TPL (contrassegnata da una precaria palina), riscontro da tempo l’usanza diffusa e consolidata di fare sosta con l’auto lungo la corsia sud, e anche al posto della fermata del bus, per poter “comodamente” accedere a diversi servizi: bar, farmacia, negozio di detergenti, e da lì tenere a vista il mezzo.
Se il semaforo, con la relativa e inevitabile fila, poteva far pensare che l’insulsa usanza, tante volte segnalata alle autorità preposte, potesse venire meno, si è già avuto diverse volte la prova del contrario: addirittura la fila semaforica, quando si allunga, si flette intorno alle auto in sosta, occupando la corsia adiacente, di senso contrario; è addirittura capitato di vedere chi, spazientito, abbia fatto inversione per tornare indietro e provare a trovare “libera” un’altra uscita. L’altra uscita, via Cesare De Lollis, quando il è traffico sostenuto, è occupata da una unica colonna di auto che dall’incrocio semaforico risale fin dentro il tratto finale della circonvallazione.
Su queste strade, anche su una serie di sollecitazioni di cittadini, è stato di recente rifatto interamente l’asfalto, apposti la segnaletica, orizzontale e verticale, il limite di velocità di 30 km/h e i pannelli rilevatori della velocità.
Chi si sposta in bici, come il sottoscritto, contribuisce poco, per ovvie ragioni di ingombro, alla determinazione di quanto descritto, pur facendone parte, ma in quanto utente vulnerabile nè subisce gli effetti, soprattutto lungo alcuni tratti, da cui, tra l’altro, i pedoni sono completamente esclusi. Infatti, l’attuale assetto organizzativo della mobilità, conseguente al nuovo collegamento con la circonvallazione, ha messo in risalto funzionale il tratto di Via Nazionale Adriatica Sud nella sezione che collega la zona di Villaggio Alcione con l’area della Riserva Dannunziana, di scavalco di Fosso Vallelunga. In più di una occazione ne ho documentato l’attraversamento pedonale, certamente raro, per ovvie ragioni, ma non vietato anche se altamente pericoloso per la totale assenza di marciapiedi; farlo in bici, senza un percorso protetto, è anch’esso rischioso, per via del passaggio di mezzi pesanti.
Si tratta di una pluridecennale condizione di disagio estremo per l’utenza vulnerabile, che nei luoghi richiamati esprime in modo chiaro e evidente le ragioni della denominazione adottata nel CdS.
Ora, almeno per certe zone, si è sicuramente in presenza di una condizione precaria di transito, per via di lavori straordinari. Ma in altre l’assetto organizzativo è definitivo, e il fatto che emergano evidenti contraddizioni e criticità dovrebbe portare ad una qualche riflessione.
Fra le prime, sicuramente la necessità di confrontarsi con i residenti e fruitori delle infrastrutture, a qualsiasi titolo, tenendo ben presente quanto richiamato dal codice della strada in termini di sicurezza e quindi di prevenzione di possibili collisioni/sinistri per l’utenza vulnerabile.
E per questo motivo sarebbe necessario prevedere tutte quelle opere in grado di rimuove o meglio evitare ogni possibile condizione di rischio, realizzando, conseguentemente, infrastrutture preferenziali, nella fattispecie marciapiedi e piste ciclabili, queste ultime meglio se in sede propria e di idonea dimensione.
Magari aprire un tavolo permanente di confronto pubblico tra amministratori e cittadinanza, uscendo dalle pareti degli uffici di progettazione, potrebbe aiutare a trovare soluzioni idonee in grado di rispondere a tante domande, evitando che queste si manifestino dopo le opere, cariche di dubbi, perplessità e spesso malcontento.
Giancarlo Odoardi






