Rafia blu: riflessioni amare dal litorale pescarese
PESCARA – Anche se quelli delle foto sono ombrelloni di rafia bianca, i filamenti blu – ma alla fine di tutti i colori – se ne trovano sparpagliati ovunque nelle spiagge del litorale pescarese insignito della prestigiosa Bandiera Blu. Una contraddizione che fa riflettere, guardando la realtà di questo tratto di spiaggia libera subito a sud del torrente Vallelunga.
Negli stabilimenti adiacenti si pratica il setacciamento motorizzato della sabbia ogni mattina (quasi un’aratura), creando l’illusione di una pulizia che è solo superficiale. I filamenti di rafia, infatti, resistono tenacemente a questi interventi meccanici, intrecciandosi con i granelli di sabbia in un abbraccio che li rende quasi indissolubili. Il vento, complice involontario, li trascina in tutte le direzioni – suppongo anche in acqua – diffondendo questa contaminazione colorata che stride con l’immagine patinata che dovrebbe accompagnare il riconoscimento europeo.
Laddove la sabbia non riesce a trattenere questi detriti tessili, ci pensa la vegetazione spontanea a intercettarli: lappola delle spiagge, tribolo comune, verbasco e altre essenze cespugliose si trasformano in involontari collettori della sintetica presenza. Il risultato è un manto vegetale che, oltre al proprio verde fotosintetico, si colora di questi variopinti filamenti, creando un effetto caleidoscopico che ha ben poco di naturale. Un fenomeno che si manifesta immediatamente là dove la spiaggia non viene sottoposta al quotidiano intervento meccanico di pulizia.
A ridosso di questo tratto di spiaggia libero, la pinetina della Riserva Statale di Santa Filomena – Pineta Vallelunga, il cui controllo è in carico al Reparto Carabinieri Forestali Biodiversità, la cui gestione racconta una storia ancora amara. Invasa non solo da arbusti di acacia e novellame di palme, ma anche da scarti e rifiuti di ogni genere facilmente visibili al di là del muretto di confine. Materiale che, evidentemente, arriva qui trasportato dal vento se non depositato, per quello più pesante, da mano umana che in questo modo lascia il segno indelebile del proprio passaggio incivile.
Il cartello che dovrebbe indicare il soggetto gestore dell’area giace a terra, quasi a simboleggiare una certa distrazione di attenzione riservata a questo lembo di pineta. l cortocircuito tra il prestigioso riconoscimento blu e la realtà quotidiana di questi luoghi è lampante e dovrebbe spingere a una riflessione costruttiva sui criteri di valutazione.
La disseminazione di filamenti plastici degli ombrelloni di rafia dovrebbe costituire un elemento di demerito nell’attribuzione del vessillo di sostenibilità, se non addirittura portare a vietarne l’uso nelle località che aspirano a tale riconoscimento. Non è pensabile che un materiale così inquinante per l’ambiente marino e costiero possa essere tollerato in aree che si fregiano di certificazioni ambientali.
Parallelamente, il fenomeno del littering (disseminazione di rifiuti) necessita di un’attenzione maggiore da parte delle autorità competenti. Non basta limitarsi alla pulizia meccanica mattutina se poi manca un presidio costante del territorio e una vera cultura del rispetto ambientale. La gestione della pinetina, in particolare, richiede interventi urgenti e una strategia di lungo termine che vada oltre la semplice apposizione di cartelli.
Tuttavia, questa consapevolezza può diventare il punto di partenza per un nuovo approccio. Pescara ha tutte le potenzialità per essere davvero, nella sua interezza, all’altezza della Bandiera Blu, che deve essere un impegno quotidiano verso standard ambientali che siano visibili e verificabili da chiunque percorra le nostre spiagge.





















