Stati Generali della Green Economy: alcune domande sulla transizione verde
Rimini Fiera – “Ma questa transizione conviene? Conviene ancora farla?”. È questa la domanda, retorica per i partecipanti, che ha aperto la 14ª edizione degli Stati Generali della Green Economy all’interno dell’eveto fieristico di ECOMONDO. Mentre a Bruxelles si votavano i nuovi obiettivi climatici al 2040, una platea gremita di imprenditori, amministratori e tecnici si è ritrovata a confrontarsi sull’insidioso quesito.
La relazione di Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, ha messo sul tavolo due questioni cruciali: la “retromarcia trumpiana” e l'”accelerazione cinese”. Mi ha molto ompressionato un dato: gli Stati Uniti sono diventati la prima potenza mondiale per produzione di petrolio e per esportazone di gas. Con 109 milioni di abitanti in meno dell’Unione Europea, consumano il triplo del gas e il doppio del petrolio. Nel frattempo il 40% della capacità installata globale di energia eolica e solare è cinese: producono più della metà delle auto elettriche mondiali, l’80% dei moduli solari fotovoltaici e controllano l’esportazione delle terre rare.
L’Italia dei paradossi – I dati presentati disegnano un’Italia di contrasti. Dal 1990 al 2024 si sono ridotte le emissioni del 28%, ma per raggiungere l’obiettivo del 2030 occorre tagliare un altro 15% in soli sei anni. Per l’automotive l’Italia è prima in Europa per numero di auto (701 ogni 1000 abitanti, contro una media europea di 571), ma la produzione è scesa ai minimi storici con sole 310.000 unità e una quota del 2,1% della produzione europea. Le auto elettriche? Calate del 13% nel 2024, con una quota di mercato che invece di crescere è diminuita dall’8,6% al 7,6%.
Cambiamenti climatici – Il 2024 è stato l’anno più caldo in Europa da oltre 100.000 anni, con temperature a +1,6°C rispetto ai livelli preindustriali. Ma in Italia si è già ben oltre i 3°C rispetto al periodo preindustriale. Gli eventi climatici estremi nel 2024, 3.600, sono costati 738 miliardi di euro all’Unione Europea nel periodo 1980-2023.
L’energia verde in frenata – Sul fronte energetico, le rinnovabili hanno coperto il 49% della generazione elettrica nel 2024, e siamo in traiettoria per raggiungere il 70% al 2030. Ma c’è un “ma” significativo: i dati del primo semestre 2025 mostrano un rallentamento del 17% nelle nuove installazioni di eolico e fotovoltaico, dovuto alla fine dell’ecobonus 110% e ai freni posti da alcune regioni.
La questione nucleare (che non convince) – Al di là della necessità di un confronto maggiore e migliore, non ideologico, sui costi, la fattibilità e le alternative”, l’Agenzia Internazionale per l’Energia segnala come i costi livellati di generazione dell’elettricità delle centrali nucleari siano tre volte superiori in Europa rispetto a solare ed eolico. Inoltre, in Italia per produrre il 10% di elettricità si dovrebbero localizzare 20 reattori da 300 MW in un Paese dove in 14 anni non è stato localizzato un deposito di rifiuti radioattivi e dove nessuna regione e nessuna città, indipendentemente dal colore politico, si dichiara disponibile a ospitare un reattore nucleare.
Il vero nodo: i materiali e l’economia circolare – L’economia europea dipende dall’importazione del 52% dei materiali metalliferi. Ben 34 materie prime utilizzate sono ormai critiche, di cui 17 strategiche per i settori industriali chiave.
E qui emerge un dato paradossale: il 45% delle emissioni di CO2 è legato all’estrazione e all’impiego delle materie prime. Eppure il tasso di utilizzo circolare dei materiali in Europa è fermo all’11,8%, cresciuto di appena un punto percentuale dal 2010.
L’Italia fa meglio, con un tasso del 20,8%, il doppio della media europea. Nel frattempo però il mercato delle materie prime seconde, in particolare della plastica riciclata, è in una forte crisi che se non risolta potrebbe produrre ricadute negative anche sugli sbocchi delle raccolte differenziate.
E, a proposito di terre rare, c’è un ulteriore dato che dovrebbe far riflettere: i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), che sono la principale miniera di materie prime critiche e strategiche, sono ancora poco riciclati in Europa.
Le città italiane al lavoro per la transizione ecologica – Nei mesi estivi del 2024, il 90,6% della popolazione residente nelle città italiane è stata esposta a temperature medie superiori ai 40°C. Grazie alla partecipazione ad iniziative europee e ai fondi del PNRR, molte città hanno realizzato interventi innovativi per la gestione dei rifiuti urbani, mitigazione e adattamento alla crisi climatica e iniziative dedicate alla transizione ecologica: impianti di trattamento del trasporto pubblico, rinnovo delle flotte di bus, tutela e valorizzazione del verde urbano, aumento di piste ciclabili e potenziamento del trasporto pubblico, ecc. Nel 2026, terminati i fondi del PNRR, occorrerà attivare nuove forme di finanziamento per continuare a sostenere la grande vivacità e qualità delle iniziative per la transizione ecologica avviate nelle città. Già, ma quali?
Come la prima, anche questa domanda è stata lasciata ai paretecipanti. Quello che è emerso con chiarezza è che la transizione verde non può essere e non è più una scelta ideologica, ma si traduce ormai in una necessità economica e geopolitica di immediato qualto lungo periodo. Per usare una metafora sportiva, non è una gara di velocità, ma una maratona che si vince se si ha il fiato lungo e la strategia giusta, non fermadosi a ogni difficoltà e nemmemno correndo guardandosi continuamente indietro, senza sapere dove mettere i piedi.








