Potrebbe essere un monumento arboreo
PESCARA – C’è un grande Pino d’Aleppo all’inizio della Strada Provinciale San Silvestro, lato mare, uno di quegli alberi che diventano parte del paesaggio quotidiano: li incontri passando, ne percepisci la sagoma, finisci per darne per scontata la presenza. Ma non è sempre così. Questa volta l’intervento, invece, è stato abbastanza rapido: i Vigili del Fuoco hanno concluso il lavoro e sono andati via. Il Pino è rimasto al suo posto, con la sua grande chioma e qualche ramo lasciato alla base del tronco.
Sono andato a guardarlo da vicino: il tronco misura circa tre metri di circonferenza a petto d’uomo, un diametro di quasi un metro, e l’altezza è intorno ai quindici metri. A poca distanza dal suolo il tronco si divide in due grandi branche, una delle quali si protende verso la strada. Sono dimensioni che raccontano una presenza importante, anche se non bastano ad assegnargli un’età: credo comunqiue che questo Pino accompagni le trasformazioni della strada e del quartiere.
Ho osservato le ramaglie rimaste a terra, cercando di capire quale problema potesse avers richiesto un intervento di urgenza (i Vigili del Fuoco non si occupano di manutenzione ordinaria del verde). Pochi rami, di dimensioni contenute, con aghi ancora verdi, insieme a qualche rametto secco. Il verde degli aghi, naturalmente, non permette di giudicare la solidità di un ramo: una lesione o un problema nel punto di inserzione possono riguardare anche parti vive dell’albero.
Alzando però lo sguardo ho notato qualcosa che non avevo visto in precedenza: una cinghia di ritensione tesa tra le due branche principali. Non credo sia stata posta in opera durante l’intervento dei Vigili del Fuoco: dalla posizione dell’autoscala che avevo osservato non mi era sembrato che gli operatori avessero raggiunto quel punto, ma non ho seguito ogni fase del lavoro.
L’albero, guardandolo, restituisce un’impressione di solidità. Ma anche questa è una percezione: la stabilità di un grande albero richiede una valutazione tecnica, che tenga conto della biforcazione, del legno, delle radici e del contesto in cui cresce.
Proprio quella cinghia, però, suggerisce una riflessione. La cura degli alberi può comprendere interventi poco appariscenti: potature mirate, collegamenti di ritensione fra branche, controlli periodici, operazioni il cui valore sta nella possibilità di accompagnare nel tempo un grande organismo vivente, conservandone la presenza e gestendo eventuali criticità.
Conservazione dell’albero e incolumità pubblica sono obiettivi da perseguire insieme. Servono competenze, manutenzione e continuità: un intervento ha tanto più significato quanto più si inserisce in un percorso di cura.
Questo Pino, per dimensioni e presenza nel paesaggio, è un piccolo monumento quotidiano, senza che questo implichi un riconoscimento formale di monumentalità (anche se già la circonferenza lo candida a essere tale): fa ombra, ospita vita, caratterizza un luogo. E probabilmente custodisce un pezzo di memoria del quartiere.











