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Riuso solidale: un gesto di responsabilità sociale, economica e ambientale

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PESCARA – Prima ancora di lanciare la rubrica Usato per niente, conoscevo già l’esistenza di circuiti di scambio di beni, più d’uno, a dire il vero, soprattutto nel settore dell’abbigliamento, in cui anch’io sono stato coinvolto più di una volta (spesso indosso abiti che non ho acquistato).

Ma aprire questo “spazio di affrancamento degli oggetti dal vincolo della proprietà” mi ha permesso di immergermi meglio nel mondo della donazione e del baratto, non senza di una più che piacevole sorpresa. E anche, seppure a prezzi ben lontani da quelli di mercato, della vendita, perché certi beni conservano ancora un valore economico che vale la pena riconoscere, e che aiuta a dare senso e dignità alla loro cessione.

Ho scoperto così che, al di là dei grandi circuiti della rete, dove i materiali transitano essenzialmente dietro compenso, ne esistono di più piccoli, minori, quasi fatti in casa, in cui prevale il senso della comunità: di interesse, di attenzione, di solidarietà. Luoghi, fisici o digitali, in cui il riuso viene prima del rifiuto.

Sarebbe davvero interessante misurare quanto, in una città come Pescara, ma il discorso vale ovunque, questo potenziale potrebbe esprimersi, e quanto i cittadini sarebbero disposti a manifestarlo in termini di sostenibilità concreta.

Non si tratta solo di evitare che oggetti dismessi diventino immediatamente rifiuto. Si tratta di pensare che quella funzione d’uso, giunta per noi a fine corsa, possa riprendere vita nelle mani di qualcun altro, anche come funzione di scambio, talvolta dopo un intervento di riparazione, che alla transazione aggiunge un valore ulteriore. Il risparmio è già, di per sé, un valore economico: risorse non consumate per produrre un bene già esistente. Ma la riparazione va oltre: è attivazione di energia lavorativa, è nuova occupazione.

Ogni città, ogni quartiere, ogni agglomerato urbano, dovrebbe dotarsi di un circuito di recupero dei beni (centri del riuso/repair cafè), della loro materialità, prima del loro abbandono definitivo. Un sistema a rete, con nodi distribuiti sul territorio, capace di essere punto di riferimento per buone pratiche di sostenibilità ambientale, ma anche economica e sociale. E a giudicare anche da una semplice ricognizione online, che tutti possono fare, una parte consistente della cittadinanza è già pronta a fare la propria parte.

Giancarlo Odoardi – Rifiuti Zero Abruzzo

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