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La pineta di nessuno

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PESCARA, pineta di Vallelunga, tratto meridionale della Riserva naturale statale Pineta di Santa Filomena: circa 900 metri di verde litoraneo “protetto” che corrono dietro un muretto, su un lungomare frequentatissimo e a pochi passi dalla spiaggia. È uno spazio pubblico, e quindi patrimonio della collettività, ma al contempo sembra non essere di nessuno.

Di questo luogo ho scritto più volte, segnalando bottiglie, lattine, bicchieri, sacchetti, fazzoletti, contenitori e altri rifiuti gettati oltre il muro. Ho promosso una pulizia straordinaria e ho provato anche a esaltare la criticità del luogo mettendo provocatoriamente tutto il materiale raccolto sul muretto, rendendolo visibile. Ma c’è stato anche chi ha pensato bene di ricacciare tutto dentro.

Le fotografie di questi giorni non raccontano un episodio eccezionale: è così praticamente per tutta l’estate. Cambiano le bottiglie, i bicchieri, le confezioni, ma non le cattive abitudini.

Il muretto è diventato ormai un confine visivo dietro il quale scompare la responsabilità individuale: una sorta di buio confessionale in cui si riversano i propri peccati, ma senza confessarli e senza espiarne la colpa. E scompare anche l’autore del gesto: nessuno ha gettato la bottiglia, nessuno ha lasciato il bicchiere, nessuno ha abbandonato il sacchetto. Ma un’area pubblica non può diventare terra di nessuno proprio perché appartiene a tutti.

Naturalmente la prima responsabilità resta di chi sporca. Nessuna attribuzione delle competenze può giustificare chi beve una birra, mangia qualcosa o trascorre una serata sul muretto e poi getta bottiglia, lattina, bicchiere o fazzoletto dall’altra parte.

Ma dopo mesi, anzi anni, nei quali lo stesso comportamento si ripete nello stesso punto e con modalità perfettamente prevedibili, non siamo più soltanto davanti a episodi di maleducazione: siamo davanti a un problema di gestione.

Come impedire che novecento metri di area naturale protetta diventino il retro invisibile di una discarica, a pochi passi dal mare, all’ombra della bandiera blu?

Diversi cartelli informano che siamo nella Riserva naturale statale Santa Filomena-Pineta Vallelunga e su di essi campeggia la parola BIODIVERSITÀ.

Gli operatori del servizio di igiene urbana passano regolarmente e puliscono strada e marciapiede. Ma dall’altra parte del muro comincia la Riserva, affidata alla gestione dei Carabinieri Forestali, e lì il servizio comunale non interviene. Il confine fisico del muretto finisce così per diventare anche un confine delle competenze: di qua si pulisce, di là no.

In diversi miei articoli ho parlato della “polvere sotto il tappeto”, del “rammendo” e poi della “coperta corta” della Bandiera Blu. Il problema, però, non può essere risolto continuando a rammendare. Una pulizia straordinaria restituisce temporaneamente dignità al luogo, ma se dopo qualche giorno siamo nuovamente al punto di partenza significa che manca qualcosa nella gestione ordinaria.

Nell’Odissea, Ulisse riesce a sottrarsi a Polifemo dopo essersi dato un nome formidabile: Nessuno. Quando il Ciclope, accecato, invoca aiuto, può soltanto dire che Nessuno gli sta facendo del male. Lo stesso sembra accade qui in pineta: Nessuno sporca, Nessuno abbandona i rifiuti, Nessuno li rimuove.

Provate allora a chiedere alla Pineta chi l’ha ridotta così. Probabilmente risponderà anche lei: “Nessuno mi ha fatto tutto questo, è stato nessuno!”.

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Lo stesso sembra accade qui in pineta: Nessuno sporca, Nessuno abbandona i rifiuti, Nessuno li rimuove.

Provate allora a chiedere alla Pineta chi l’ha ridotta così. Probabilmente risponderà anche lei: “Nessuno mi ha fatto tutto questo, è stato nessuno!”.

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