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Le bici maritate

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Pescara, Via Benedetto Croce – L’evidente sgrammaticatura del messaggio, come anche la precarietà del supporto, rimandano a qualche problema con la lingua italiana e ad una certa precarietà comunicativa. Come anche l’affissione, con l’obiettivo di “dirgliene quattro” a chi si è reso responsabile dell’irritante gesto, nella vana illusione di un ritorno sul luogo del delitto, per leggere e pentirsi.

Oltre al rancore e al disappunto, tra cui mi aspettavo di scorgere le maledizioni di rito, nel messaggio si legge anche altro. Forse una persona straniera, che ha imparato a parlare italiano, ma non alla perfezione, e che non sa come replicare all’offesa se non utilizzando un foglio di carta, rimediato alla buona, e del nastro adesivo, per attaccarlo alla panchina.

Ma sopratutto si legge la rabbia di chi ha perso forse il suo unico mezzo di locomozione, la bicicletta, a cui, a fronte il costo della riparazione, sono stati evidentemente danneggiati in modo irreparabile copertoni e camere d’aria: gesto estremo che suona quasi come una vendetta, per chissà quale affronto!

Semplice l’auspicio: “Bastava un biglietto nel cestino”, con un banale messaggio in cui si chiedeva di “non parcheggiare” più lì, ovvero nel posto in cui dava fastidio. Mi sono guardato in giro, lungo via Benedetto Croce, e come tante altre volte nessuna traccia di parcheggi per biciclette. Ma di due ruote, invece, sempre tante, tutte attaccate agli alberi e ai pali, a perdita d’occhio, da un marciapiede all’altro.

La bici maritata, come la vite abbarbicata con i viticci al proprio tutore, diventa quasi emblema del paesaggio urbano, in cui ad ogni albero, ma anche palo, corrisponde questo prezioso mezzo di locomozione. Peccato che, vista la mancata predisposizione funzionale, per alcuni l’accoppiamento non suoni in sintonia con il decoro urbano.

Il fatto è che non ci sono spazi per parcheggiare una bici, nessuna traccia di stalli dedicati, mentre a osservare bene i dintorni si scopre che ad ogni albero corrisponde invece un parcheggio per auto, con le sue quattro ruote piantate a terra ad ingombrare  la carreggiata di gran lunga più della sua presunta sorella minore, a due gomme!

Ma non sarà mica stata la competizione per lo spazio il motivo di così tanto brutale accanimento, come l’ostacolo per l’apertura di uno sportello? Non so … Ma è certo che per qualcuno, per quello che consentono, le due ruote bucate della bici siano state una dura e amara perdita, tanto quanto due  pizze, magari una cena.

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