EditorialePrimo pianoRifiuti e dintorniVerde urbano

La coperta corta della Bandiera Blu

Reading Time: 3 minutes

PESCARA – Quello che si vede nelle fotografie l’ho raccolto questa mattina dietro il muretto che delimita la pinetina di Vallelunga, parte della Riserva naturale statale Pineta di Santa Filomena. Bottiglie di birra, contenitori di plastica, bicchieri, lattine, confezioni e altri resti lasciati da chi, soprattutto nelle sere d’estate, utilizza quel lungo muretto come luogo di ritrovo e, quando se ne va, trova evidentemente più comodo lasciare lì ciò che ha consumato o gettarlo dall’altra parte.

Potrei fare le stesse fotografie domani mattina. E probabilmente dopodomani. È una situazione che si ripete durante tutto l’anno e diventa particolarmente evidente nella stagione estiva.

Le immagini documentano appena qualche decina di metri. Il muretto, però, accompagna la pinetina di Vallelunga per circa 900 metri. Una lunga linea di separazione tra il marciapiede e la Riserva che, oltre a delimitare fisicamente due spazi, finisce per segnare anche il confine tra due diverse competenze. E quindi, paradossalmente, tra ciò che viene pulito e ciò che può rimanere sporco.

Ogni mattina, infatti, lungo la strada passa regolarmente la squadra addetta alla pulizia urbana. Gli operatori fanno il loro lavoro e lo fanno dove devono farlo: raccolgono i rifiuti sul marciapiede e sulla strada. Ma arrivati al muretto si fermano. Non per distrazione e neppure perché non vedano ciò che si trova a pochi centimetri di distanza. Semplicemente, dall’altra parte comincia la Riserva, la cui gestione fa capo ai Carabinieri Forestali, e il servizio comunale di igiene urbana non ha titolo per intervenire.

Così, ogni mattina la città viene pulita fino al muretto. Quello che si trova pochi centimetri più in là resta dov’è.

Il punto non è naturalmente chiamare in causa gli operatori, ai quali non si può chiedere di uscire dal perimetro del servizio loro affidato. È proprio quel perimetro a porre il problema. Perché bottiglie, bicchieri e contenitori non conoscono le pertinenze amministrative. E chi li abbandona, con ogni evidenza, ancora meno.

Resta innanzitutto la responsabilità di chi sporca. Non dovrebbe essere necessario spiegare che ciò che si porta con sé per trascorrere una serata può essere riportato indietro e conferito correttamente. Ma quando un comportamento si ripete con questa regolarità, nello stesso luogo e secondo modalità ormai perfettamente prevedibili, non siamo più davanti a un fatto occasionale. Siamo davanti a un problema di gestione di uno spazio pubblico.

E a quel punto limitarsi a constatare l’inciviltà non basta.

Di questo stesso tratto avevo già scritto qualche settimana fa, raccontando quello che avevo chiamato “Il rammendo della Bandiera Blu”. Dopo una segnalazione, l’area era stata ripulita. Un intervento certamente utile, ma che proprio quanto accade quotidianamente dimostra essere insufficiente se rimane episodico. Perché il problema non è togliere una volta le bottiglie: è evitare che possano accumularsi nuovamente per giorni o settimane in attesa del prossimo intervento straordinario.

Qui, oltretutto, non manca neppure un servizio quotidiano di pulizia. Passa a pochi centimetri di distanza. Tutte le mattine. Solo che non può oltrepassare il muretto.

È difficile pensare che un problema così elementare debba rimanere irrisolto per una questione di competenze. Comune, gestore del servizio di igiene urbana e Carabinieri Forestali dovrebbero trovare una modalità operativa che consenta di garantire la pulizia continua anche sul lato interno del muretto. Se occorre un accordo, si faccia un accordo. Se serve programmare un passaggio periodico all’interno della Riserva, lo si programmi. E, parallelamente, si valuti se lungo quei 900 metri servano cestini meglio collocati, controlli o altre misure capaci almeno di limitare un comportamento che ormai non può essere considerato imprevedibile.

Perché una competenza amministrativa dovrebbe servire a stabilire chi si occupa di un luogo, non diventare la ragione per cui di quel luogo, alla fine, non si occupa nessuno.

C’è poi la Bandiera Blu. Pescara se ne fregia e legittimamente la espone come riconoscimento della qualità del proprio litorale e dei servizi connessi. Ma una città costiera non finisce sulla battigia. La qualità ambientale si misura anche immediatamente dietro la spiaggia, lungo le strade che vi conducono, negli spazi pubblici e nelle aree verdi. Tanto più quando quell’area verde è una Riserva naturale statale, un’area protetta.

È qui che il “rammendo” del vessillo assume oggi un significato diverso. Non basta ricucire occasionalmente lo strappo se poi le modalità ordinarie di gestione continuano a produrlo. Il servizio di pulizia c’è. La Riserva c’è. Le competenze ci sono. Ma sembrano comporsi come una coperta troppo corta: se copre il marciapiede lascia scoperta la pineta. In mezzo un muretto alto una cinquantina di centimetri. Amministrativamente, a quanto pare, molto di più.

Se l'articolo ti è piaciuto scegli come condividerlo