Bike sharing a Bologna e a Pescara: due pesi, una misura.
Bologna, via San Donato, periferia nord-est – Una manciata di biciclette aspetta il prossimo utente. E’ un hub virtuale di RideMovi, il gestore del bike sharing bolognese. Il recinto è un ring elettronico, niente rastrelliere fisiche, solo coordinate GPS e un totem informativo, e basta qualche tap sull’app per sbloccare una e-bike a pedalata assistita e partire.
Ho fatto qualche ricerca in rete, sui siti istituzionali comunali: il servizio ha ormai colonizzato anche i quartieri non centrali. Ad aprile 2025, il servizio ha contato 44.051 utenti e quasi 275.000 corse in un solo mese. Sono numeri di un servizio maturo, radicato, usato. La flotta, già a 3.400 bici elettriche, è in espansione verso le 4.000 unità entro poche settimane.
Il servizio è fornito da RideMovi, un operatore italiano, con base a Firenze, presente in oltre 24 città europee tra cui Milano, Venezia, Torino, Padova e Barcellona. A Bologna gestisce circa 180 hub sparsi nell’area operativa: le e-bike hanno 80 km di autonomia, raggiungono i 25 km/h, e ovviamente non li superano, e sono disponibili H24. Il sistema premia chi parcheggia bene: chi restituisce la bici in un hub ottiene uno sconto di 0,30 euro sulla corsa; chi la lascia in zona vietata paga un sovrapprezzo: funziona meglio di molti divieti.
Da rilevare: da settembre 2025, gli abbonati Tper (l’azienda di trasporto pubblico locale possono usufruire di due corse gratuite al giorno fino a 41 minuti ciascuna: un’integrazione modale che in molte città italiane rimane ancora un obiettivo teorico.
A Pescara? Il confronto calza nel metodo ma non nei numeri, ovviamente. BIT Mobility di Bussolengo (Verona) gestisce il bike sharing pescarese dal giugno 2022, con un appalto triennale che copre e-bike e monopattini in sharing su un’area di 35 chilometri quadrati (poco più della città). Nell’agosto 2024 sono arrivate 220 nuove bici, più leggere e versatili rispetto alla flotta precedente (dalle cronache locali).
I dati 2024 comunicati dall’amministrazione parlano di 6.042 utenti unici delle e-bike, con una distanza media per corsa di 2,7 km e 11 minuti di pedalata (275.000 le corse mensili di Bologna). Ma la differenza non è solo quantitativa. A Bologna il bike sharing è parte di un ecosistema: rete ciclabile metropolitana, integrazione con il trasporto pubblico, espansione continua. A Pescara il servizio è ancora, per certi versi, un oggetto separato: utile, apprezzato dagli adulti (i giovani preferiscono i monopattini, riferiscono i gestori), ma non ancora pienamente cucito dentro la trama della mobilità urbana. Interessante sarebbe capire quanto questi mezzi spostino l’auto, o invece il bus o l’andare a piedi: conta parecchio!
Il triennio BIT Mobility è in scadenza ed è in arrivo il nuovo bando. Sarebbe l’occasione per chiedere qualcosa di più. Non solo bici nuove: magari una integrazione tariffaria con il trasporto pubblico locale in una logica di sistema, per un sistema sostitutivo, non aggiuntivo.
Giancarlo Odoardi – Esperto Promotore Mobilità Ciclistica (EPMC) – Osservatorio Mobilità Ciclistica (OSMOCI)

