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Lontana dagli occhi, ma non dal cuore

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PESCARA – La pista ciclabile lungo fiume sud, dal ponte Flaiano al ponte delle Libertà, non fa più parte dei miei percorsi abituali. Ma Pescara è piccola e capita spesso di tornare negli stessi luoghi. Così, nel passarci diverse volte di recente, mi sono ritrovato davanti ad una triste scena, purtroppo già vista in passato.

Al di là del manto stradale, ancora in discrete condizioni anche se spesso l’asfalto è tutto ricoperto dalle foglie, è l’intorno che fa rabbia. Sotto gli oleandri, alcuni con le cime che sembrano strappate, spunta di tutto: buste di plastica, pezzi di cartone, imballi da cantiere, frammenti di arredi domestici, vasetti per piante, piatti di plastica ancora sporchi, bottiglie, persino stoviglie sparpagliate lungo l’aiuola. Un mosaico disordinato di rifiuti, una discarica in piena regola.

Ma non finisce qui: all’imbocco del ponte ciclopedonale intitolata a Stella Dora D’Amico, l’ultima lavandaia del fiume Pescara, oltre a vari pezzi di mobili, si nota un manufatto voluminoso confezionato con materiale vario tenuto insieme da nastro adesivo. L’ho visto mesi fa prima che il materiale venisse “incapsulato”: si tratta di lastre di eternit, di cui si conosce bene la pericolosità.

La sensazione è di un luogo lasciato a se: un corridoio ciclabile marginale, dove tutto è possibile perché nessuno sembra più vedere. Eppure questo tratto di pista, di connessione funzionale tra quartieri, rappresenta anche un piccolo polmone lineare, una fascia verde che, con un minimo di cura, potrebbe restituire bellezza e vivibilità al lungo fiume. Invece oggi appare come un confine dimenticato, dove l’incuria quotidiana incontra l’indifferenza collettiva.

Il problema è spesso e soprattutto culturale. Qualcuno qui abbandona rifiuti con la stessa naturalezza con cui, altrove, si butta un fazzoletto in un cestino. E questo dovrebbe preoccuparci più delle foglie non raccolte, perché racconta una rottura del senso civico, della percezione stessa dello spazio pubblico.

L’auspicio, per il 2026, è che questo tratto venga ripulito e restituito alla cittadinanza, con un controllo più attento e costante da parte degli organismi preposti. Ma altrettanto importante è l’impegno della cittadinanza: servono occhi vigili, segnalazioni puntuali, e soprattutto un rinnovato senso di responsabilità reciproca. Perché nessuna città può restare pulita se chi la vive non la considera la propria dimora.

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