Playa Paléo, un modello da replicare, non da consumare
PESCARA – Ho partecipato al convegno “Custodi delle dune: turismo e biodiversità a Playa Paléo”, svoltosi il 5 settembre nell’ecospiaggia di viale della Riviera, dove è stato fatto il punto su un’esperienza originale nel panorama balneare pescarese.
Nel suo saluto il sindaco Carlo Masci ha ricordato la trasformazione di un’area che, fino a pochi anni fa, non rappresentava certamente uno spazio di tutela della biodiversità. Ha inoltre indicato nell’inclusione uno dei risultati più significativi: qui le persone con disabilità non sono soltanto destinatarie di servizi, ma partecipano al lavoro e alla gestione della spiaggia.
L’assessore all’Ambiente e al Demanio Claudio Croce ha collegato questa esperienza al futuro Piano demaniale comunale. Le spiagge libere, ha sottolineato, non devono essere spazi privi di servizi e controllo. Nei prossimi affidamenti dovranno trovare maggiore rilievo la sostenibilità ambientale, la raccolta differenziata e l’accessibilità.
La cooperativa che gestisce Playa Paléo ha illustrato il lavoro svolto nei quattro anni di affidamento: cura quotidiana dello spazio, miglioramento delle strutture, certificazione ambientale, raccolta differenziata, laboratori di riuso e riciclo e inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Un modello nel quale l’inclusione non rimane una dichiarazione, ma diventa attività concreta.
Il biologo Dario Febbo ha ricostruito la nascita del giardino dunale e il lavoro che ha svolto, insieme al botanico Gianfranco Pirone, necessario per recuperare specie caratteristiche del litorale, come il giglio di mare, l’agropiro e l’ammofila. La vegetazione dunale non costituisce un semplice abbellimento: protegge la spiaggia, ospita biodiversità e restituisce una parte del paesaggio costiero cancellato dall’urbanizzazione.
Ester Zazzero, dirigente comunale e referente scientifica della Foundation for Environmental Education, ha richiamato i criteri ambientali delle ecospiagge e della Bandiera Blu e ricordato che la sostenibilità non riguarda soltanto la differenziata, ma comprende i materiali impiegati, la riduzione della plastica, le certificazioni e l’intera organizzazione dello stabilimento. La difficoltà maggiore, tuttavia, rimane la costruzione di una consapevolezza collettiva: i rifiuti abbandonatisulle dune mostrano quanto sia ancora debole la percezione del bene comune.
Al termine del convegno ho avuto l’occazione di condividere una riflessione, osservando in premessa quanto il dibattito si fosse progressivamente allontanato dal tema specifico delle dune, toccando quelli delle concessioni, del Piano demaniale, della gestione dei rifiuti, dei controlli e dei comportamenti individuali, a dimostrazione di quanto Playa Paléo non possa essere separata dal contesto urbano, sociale ed economico di riferimento funzionale.
Il quesito finale del convegno, come da locandiona, suggeriva una riflessione aulla possibilità di replicare questo modello. Le esperienze positive, infatti, devono essere replicate, non consumate, concentrando persone e iniziative in pochi luoghi esemplari, trasformandoli in eccezioni rassicuranti.
Ho fatto l’esempio del grande pomone verde della Riserva dannunziana: più che portare continuamente la città dentro la Riserva, aumentando la pressione su uno spazio fragile, dovremmo portare la Riserva dentro la città, esportandola e estendendone i principi di tutela, conoscenza e cura agli altri spazi urbani.
Provando ad allargare la visione dello scenario temporale della sostenibilità, ho voluto ricordare la data del 2015 che avrebbe dovuto fissare una linea di demarcazione climatica e in generale ecologica di non ritorno. In quell’anno furono adottati sia l’Accordo di Parigi sul clima (la COP 21, la Conferenza delle parti), con l’impegno a contenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 °C e a proseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5 °C, sia l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, articolata in 17 obiettivi di sviluppo sostenibile.
Quello spartiacque, però, l’umanità lo ha sostanzialmente mancato. A pochi anni dal 2030, molti obiettivi restano lontani e non si è radicata una responsabilità ambientale, sociale ed economica realmente condivisa dall’intera cittadinanza, quasi fosse un unico corpo. Le buone pratiche continuano a esistere, ma troppo spesso rimangono isolate e faticano a trasformarsi in un cambiamento generale.
Lo sviluppo sostenibile, inoltre, non riguarda più soltanto le generazioni future. Il cambiamento climatico sta avvenendo adesso e i suoi effetti non cessano immediatamente quando riduciamo le emissioni. È come una grande nave: anche dopo aver cambiato rotta, continua ad avanzare per inerzia per effetto dell’abbrivio.
L’Overshoot Day ci ricorda, infine, che consumiamo le risorse naturali più velocemente di quanto il pianeta riesca a rigenerarle. Per l’Italia il superamento cade ormai in primavera e, a livello mondiale, durante l’estate. Le risorse sono limitate: non possiamo continuare a considerarle disponibili ora e per sempre.
Durante le mie periodiche escursioni mattutine in bici sul lungomare, spesso noto la presenza di una vera e propria flottiglia di automezzi e operatori impegnati a raccogliere i rifiuti prodotti dagli stabilimenti balneari, e il sacco movimentato più frequentemente movimentato mi è sempre sembrato quello nero. Questo non consente di valutare quanta raccolta differenziata venga effettuata presso le singole attività, e quindi pone una domanda: ma vengono separati i rifiuti degli stabilimenti? Ma c’è una questione che viene ancora prima: quanti rifiuti vengono prodotti?
Differenziare è necessario, ma non basta. Al primo posto deve esserci la prevenzione: meno imballaggi, meno prodotti usa e getta, più riuso e una diversa organizzazione degli acquisti e della somministrazione. Si può raggiungere una buona percentuale di raccolta differenziata e continuare, nello stesso tempo, a produrre troppi rifiuti.
In conclusione: Playa Paléo indica una direzione positiva. Il risultato più importante si raggiungerà quando tutela ambientale, inclusione e riduzione dell’impatto non saranno più caratteristiche di una singola ecospiaggia, ma diventeranno la normalità lungo tutto il litorale. Riuscirò a vederlo?



