Primo piano

Quindici ettari di verde: a Bologna lo chiamano “giardino”

Reading Time: 2 minutes

BOLOGNA  – Una passeggiata nella Lunetta Gamberini, quasi quindici ettari di città tra verde, scuole, sport e socialità.

In questi giorni mi è capitato di visitare il Giardino della Lunetta Gamberini, un grande spazio verde nel quartiere Santo Stefano, nella zona Murri-Mazzini, a sud-est del centro storico. Camminando lungo i vari passaggi, così si chiamano le vie pedonali e ciclabili che lo attraversano, mi sono chiesto quanto fosse esteso questo giardino, con prati, alberi, colline, zone più raccolte, area giochi attrezzati, scuole (alcuni edifici bassi), campi da gioco e impianti sportivi. Ho scoperto che la Lunetta Gamberini occupa 144.523 mq, quasi 15 ettari.

La “lunetta”, come ricorda un pannello informativo posto ad uno degli ingressi, era una delle opere che facevano parte del sistema difensivo realizzato intorno a Bologna nella seconda metà dell’Ottocento. Persa nel tempo la funzione militare, l’area ha attraversato diverse trasformazioni. La sistemazione come parco pubblico prese avvio nel 1970 e venne completata nel 1985.

E oggi, dentro quei quasi quindici ettari, il verde non è rimasto uno spazio separato dal resto della città: è piuttosto la trama dentro la quale sono state collocate altre funzioni. Ci sono scuole di diverso ordine, spazi sociali, campi da calcio, tennis, basket e pallavolo, palestre e aree per il gioco. Si cammina nel verde e, di tanto in tanto, si incontra un’attività. Le poche costruzioni sono basse e gli impianti sportivi si inseriscono nello spazio aperto senza impedirne la continuità: quindici ettari nei quali il verde convive con scuola, sport, incontro e socialità.

Il giardino è inserito in un contesto densamente abitato, per cui i parcheggi ci sono, ma appena fuori, su un lato, in un’area che dispone di circa 240 posti, sufficienti per servire gli impianti, le scuole, chi frequenta il giardino e certamente anche una parte delle abitazioni circostanti.

Mi hanno incuriosito i nomi dei passaggi, dedicati a figure dello sport: ho incontrato quelli di Claudia Testoni, campionessa europea di atletica leggera, e di Velleda Cesari, schermitrice. Ma un nome, in particolare, ha r5ichiamato la mia attenzione: Passaggio Alfonsina Morini.

Morini era il cognome da nubile di Alfonsina Strada, la ciclista che nel 1924 partecipò al Giro d’Italia insieme agli uomini. Un nome che conoscevo. I Têtes de Bois, il gruppo guidato da Andrea Satta (da qualche parte ho una mia foto con lui), le hanno dedicato Alfonsina e la bici. Sono gli stessi Têtes de Bois che hanno inventato il Palco a Pedali, dove una parte dell’energia necessaria al concerto viene prodotta dal pubblico pedalando su biciclette collegate a generatori.

E proprio a Bologna, nel 2024, a cent’anni da quel Giro d’Italia, un viaggio dedicato ad Alfonsina si concluse con un concerto alimentato da oltre cento biciclette. Alla fine una piccola scoperta dentro un’altra scoperta.

Insomma, quasi quindici ettari nel tessuto urbano di una grande città. Alberi e prati, certo. Ma anche scuole, ragazze e ragazzi che giocano, persone che fanno sport, luoghi nei quali incontrarsi. E, sul bordo, anche uno spazio per lasciare eventualmente l’automobile.

Non so se sia questa la definizione migliore di parco urbano. So però che qui, a Bologna, tutto questo porta il nome decisamente meno impegnativo di “giardino”.

Se l'articolo ti è piaciuto scegli come condividerlo