Su una recinzione temporanea di cantiere, l’ennesima rastrelliera improvvisata
L’incrocio tra via Marconi e via Tommaso da Celano è il luogo che ha ispirato la mia proposta progettuale, presentata nell’ambito della prima edizione del Bilancio partecipativo del Comune di Pescara.
Per lavori di manutenzione su un edificio affacciato sulla via laterale è stata installata una recinzione temporanea di cantiere che occupa parte del marciapiede. Uscendo dall’ufficio, questa sera ho trovato due biciclette legate tra loro e alla rete metallica del cantiere. A poca distanza c’era la mia, assicurata al solito palo, e un’altra parcheggiata allo stesso modo. La recinzione, montata da pochi giorni, è già diventata l’ennesima rastrelliera improvvisata.
Quando ho presentato la mia proposta al Bilancio partecipativo ero convinto che potesse essere un’occasione per richiamare l’attenzione su una carenza evidente della città. Successivamente sono stati pubblicati tutti i ventuno progetti ammessi; li ho letti cercando di comprenderne contenuti, finalità e possibili ricadute sulla comunità. È stato allora che ho maturato la decisione, che ho spiegato anche su queste pagine, di non chiedere voti per la mia proposta.
Sono convinto, infatti, che realizzare parcheggi per biciclette non debba essere oggetto di competizione con altri progetti. A differenza di molte altre idee presentate, che proponevano nuovi servizi o nuove opportunità per la città, la mia riguardava un’attività che considero parte dell’ordinaria amministrazione. La sosta delle biciclette è una componente della mobilità urbana, al pari della sosta delle automobili, e da anni la normativa nazionale e regionale riconosce la necessità di dotare le città delle infrastrutture necessarie a favorire gli spostamenti in bicicletta.
L’incrocio tra via Marconi e via Tommaso da Celano continua a rappresentare un esempio quasi didattico di ciò che accade quando la domanda di mobilità non viene presa in considerazione. C’è un marciapiede che si allarga in prossimità dell’intersezione e che potrebbe ospitare senza difficoltà alcuni stalli per biciclette. Accade invece che siano le automobili parcheggiate, molto spesso SUV, a occupare interamente quello spazio oppure a sostare a ridosso dell’attraversamento pedonale e dello scivolo destinato alle persone con disabilità
Con le biciclette si fa semplicemente quello che si può fare: vengono legate ai pali della segnaletica, agli alberi rimasti, ai dissuasori, alle ringhiere e, da oggi, perfino alla recinzione di un cantiere.
Ogni bicicletta legata a un palo rappresenta, in realtà, un dato. Ogni bicicletta assicurata a una ringhiera o a una recinzione indica che proprio in quel punto esiste una domanda di sosta alla quale la città deve rispondere. Se decine di persone scelgono ogni giorno lo stesso luogo per lasciare la propria bicicletta, significa semplicemente che quello è il posto dove serve un parcheggio. È da qui, a mio avviso, che dovrebbe partire la pianificazione.
Troppo spesso le rastrelliere sono state e vengono ancora collocate in posti davvero bizzarri, dove nessuna bicicletta è stata o sarà mai parcheggiata. L’individuazione degli spazi dovrebbe invece seguire criteri logici, in parte richiamati dalla normativa, ma soprattutto dal buon senso e dalla capacità di osservazione. Le biciclette parcheggiate spontaneamente raccontano molto più di qualsiasi ipotesi teorica: indicano dove si concentrano gli spostamenti, quali attività attraggono utenti e dove manca un servizio.
Per questo continuo a ritenere che Pescara abbia bisogno di un serio e organico Piano della sosta ciclabile, costruito osservando la città reale e non limitandosi a distribuire rastrelliere dove capita. Un piano che individui scuole, uffici, fermate del trasporto pubblico, attività commerciali, impianti sportivi, piazze e servizi pubblici, prevedendo gli stalli esattamente dove le biciclette vengono già utilizzate.
In fondo la città possiede già tutte le informazioni necessarie. Basta cercare le biciclette attaccate ai pali e agli alberi. E, da oggi, anche alle recinzioni dei cantieri.
Giancarlo Odoardi – Esperto promotore mobilità ciclistica (EPMC)




