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Via della Bonifica: la tentazione delle greenway

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PESCARA – L’asse viario di  Via della Bonifica si estende per circa un chilometro, dalla rotatoria tra via Tirino e via Falcone-Borsellino fino all’intersezione con la Statale Adriatica Sud, appena oltre il confine meridionale della Riserva Dannunziana. La carreggiata è composta da due doppie corsie per senso di marcia, larghe complessivamente 6 metri, di cui una parte (2 metri) a tratti destinata a parcheggio; lo spazio utile per il traffico veicolare si riduce quindi a circa 4 metri per direzione. Le corsie sono separate da un’aiuola spartitraffico di larghezza variabile (3-4 metri), che ospita un filare di circa 100 alberi di Acero negundo e, nella parte centrale, diversi esemplari di Pioppo bianco.

È una strada molto frequentata dei veicoli, sia come via di uscita che d’ingresso alla città e nelle ore di punta si formano lunghe file: non è presente alcuno spazio dedicato alla mobilità ciclistica e i marciapiedi  si alternano discontinui e stretti ai lati della carreggiata.

Tra breve, il tratto più meridionale di circa 400 metri per 25 metri di larghezza (10.000 mq) verrà inglobato nella Riserva Dannunziana attraverso la rimozione dell’asfalto per trasformarlo in un percorso interno all’area protetta, un cambiamento importante per la continuità ecologica dell’area.

È però opportuno ricordare che, in occasione della realizzazione del “Pendolo”, sono stati sottratti alla Riserva Dannunziana circa 600 metri di lunghezza per 10 metri di larghezza, una superficie pari a 6.000 mq. Questo intervento infrastrutturale ha inciso in modo significativo sul margine più a ovest della Riserva, erodendo spazi naturali non compensati da un’adeguata riqualificazione ecologica.

L’attuale previsione di chiudere e restituire alla Riserva circa 400 metri della Strada della Bonifica – per una superficie inferiore e localizzata – potrebbe essere letta come una parziale misura di riequilibrio, un’occasione per una vera compensazione ambientale, capace di ricucire urbanisticamente e paesaggisticamente il confine della Riserva e restituire valore ecologico al margine urbano.

Nella porzione di spartitraffico, da qualche mese è avvenuto un piccolo evento naturale: dopo la  disseminazione anemofila i semi piumosi (pappi) dei pioppi bianchi adulti  hanno trovato un substrato fertile, generando un ricco novellame che, con la sua densità e la luce argentea delle foglie, trasforma l’aiuola in un corridoio verde spontaneo e suggestivo, una piccola esplosione di vita che sembra voler ricucire l’asfalto al vicino ecosistema della Riserva Dannunziana.

È difficile non pensare che, presto, una squadra di operai passerà a “ripulire” l’area, cancellando questo giovane popolamento per restituire alla strada una funzione puramente geometrica: separare le corsie restituendo un marciapiede senza nessun’altra particolare funzionalità.

Questo episodio dovrebbe invece spingerci a riflettere sulla gestione del verde urbano e sulla possibilità di reinterpretare in modo più armonico e sostenibile l’intero asse viario, soprattutto considerando la sua adiacenza a sud alla Riserva Dannunziana. La strada potrebbe essere ridimensionata nel transito veicolare – anche in coerenza con l’istituzione di una zona 30, già in vigore lungo il Pendolo di Via Pantini, e con la futura Cd “corridoio verde” della nuova cittadella degli studi dell’Università D”Anunzio – e integrare finalmente un’ampia pista ciclabile mono o bidirezionale. Allo stesso tempo, si potrebbe pensare a una riqualificazione paesaggistica che lasci spazio a forme di vegetazione più naturali, capaci di creare continuità ecologica e di contaminare positivamente l’ambiente urbano.

Le giovani piantine di pioppo bianco che oggi animano lo spartitraffico sono una testimonianza silenziosa: ci dicono che la natura, se le viene concesso un varco, sa ancora insinuarsi e dare forma a paesaggi più vivi. Sarebbe utile dare o ridare loro una parte della “strada”, prima di spianarle via.

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