Chi bisogna ringraziare?
PESCARA – Come anticipato su vari social nei giorni precedenti, domenica 17 agosto, mi sono recato nei pressi della Pinetina di Vallelunga, a sud di Pescara, che fa parte della Riserva Naturale Statale Santa Filomena, per ripulire questo lenzuolo di verde dai rifiuti.
Avevo segnalato, con tanto di immagini, lo stato di incuria in cui versava l’area, tra l’altro fotografata anni prima nelle stesse condizioni, per cui mi ero detto che dovevo fare qualcosa, anche da solo.
Arrivato sul posto alle ore 8,00 mi sono accorto che l’area era stata nel frattempo ripulita, evidentemente nottetempo, perché fino al giorno precedente, sul tardi, i rifiuti erano ancora al loro posto. Da anni.
Dopo un momento di smarrimento (dove sono finiti i rifiuti?), ho pensato di potermi ritenere soddisfatto che qualcuno avesse fatto il lavoro al mio posto, e delle cinque ragazze che mi hanno partecipato, rimettendo, almeno dal punto di vista delle competenze, le cose al posto giusto.
Però un dubbio rimane tutto. Chi è stato? Oltre che sui social, avevo cautelativamente segnalato l’iniziativa via PEC anche ai Carabinieri Forestali, per competenza territoriale, e a Ambiente spa, per presunta competenza gestionale. Ma ad oggi non ho ricevuto feedback di sorta, in modo da poter dire “grazie”.
Comunque, lo dico qui, GRAZIE a chiunque sia stato, a partire dagli operai (che sicuramente c’erano).
Ma altre riflessioni mi sovvengono. La prima è legata all’effetto “annuncio”, e credo di non dover spiegare molto al riguardo: ho ottenuto un risultato non facendo qualcosa, ma solo dicendo che l’avrei fatta. Qui i ragionamenti corrono velocemente, anche perché si potrebbe incautamente credere che per ottenere qualcosa, specie che nasconde dietro criticità gestionali, basterebbe pubblicizzarne l’intenzione.
Ovviamente non è affatto così: nel caso in esame, ad esempio, una cosa è rimuovere i rifiuti, che si fa in breve tempo, altro invece è mantenere il luogo in condizioni di decoro e di decenza ma nel tempo, che rimanda ad una azione che va condotta congiuntamente tra diversi soggetti.
Pochi giorni fa ho letto di un intervento ferragostano di Ambiente spa che, anche su zone da me segnalate (Via Lago di Campotosto nella fattispecie), ha raccolto un quantitativo ingente di rifiuti abbandonati lungo strade neanche tanto minori, in parte sparpagliati ma anche dentro buste già confezionate, e quindi intenzionalmente conferiti fuori da ogni regolamento.
“Littering” è un termine inglese che indica l’abbandono di rifiuti nell’ambiente, ovvero gettare spazzatura in luoghi pubblici anziché negli appositi contenitori o cestini: mozziconi di sigaretta per terra, bottiglie, lattine o imballaggi alimentari, sacchetti di plastica nei parchi o lungo le strade, fazzoletti, scontrini o altri piccoli rifiuti dal finestrino dell’auto (l’elenco sarebbe ungo), tutte azioni che degradano il paesaggio urbano e naturale. Ma curiosamente anche lo sfalcio dell’erba con i rifiuti dentro, sminuzzato tutto, non fa altro che incrementare quel rumore di fondo di rifiuti che poi pervade la città (cosa che le micro plastiche fanno nel mare).
In ultimo voglio richiamare l’attenzione sull’area protetta (ricordo Riserva Statale) oggetto dell’intervento. L’habitat è quello di una pineta costiera su dune sabbiose consolidate, con influenze di umidità dovute alla vicinanza del fosso e del mare. Nella sua interezza è ampia circa 2 ettari (900 x 20 mt): piccola area certamente, ma che ha, anzi, potrebbe avere un grande valore ecologico come “polmone verde” urbano. A guardarla si riconosce la struttura di in bosco misto, con dominanza di conifere di Pino Domestico e d’Aleppo, e Leccio. Ma a osservatore o osservatrici con l’occhio allenato, non sfugge la presenza di specie “straniere”, infestanti, come l’ailanto, la robinia e io ci metterei anche le palme che, per disseminazione ornitocora, cioè fatta dagli uccelli che si nutrono di bacche delle piante stradali, sempre più diffuse, e che per metabolismo poi diffondono i semi dove capita, crescono numerose nel sottobosco.
Ecco, con il triplice obiettivo di salvaguarda, tutela e valorizzazione mi aspetterei un deciso intervento da parte dell’organismo a cui è conferita la gestione, magari in sinergia con altri soggetti, perché di questo spazio, come di tanti altri, non ci si debba occupare solo nel momento del ripristino per via di un degrado per varie ragioni indotto, ma anche in quelli più informativi e educativi della condivisione di un patrimonio naturale prezioso, anche per quegli aspetti che non sono evidenti, come i servizi eco sistemici, ma che ci sono. Basterebbe iniziare con qualche cartello, tipo quelli così difusi della “bandiera blu”.

