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L’Abruzzo in sella al futuro, ma pedala nell’ombra del Piano

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PESCARA – Il cicloturismo non è più una semplice nicchia di mercato, ma un pilastro strategico per l’economia e la tutela del territorio abruzzese. È quanto emerso con forza dal convegno “Ciclovie d’Abruzzo: infrastrutture strategiche per turismo e mobilità sostenibile”, svoltosi a Pescara il 23 maggio nell’ambito di EcoMob 2026. In un contesto che vede l’Abruzzo come la seconda regione italiana per crescita turistica, il dibattito ha delineato una regione che corre veloce verso l’integrazione tra costa ed entroterra.

Il contesto: un mercato che cambia pelle

Il cicloturismo in Italia genera un impatto economico di oltre 6 miliardi di euro, con 49 milioni di presenze. I dati ISNART presentati da Gianluca De Santis rivelano un cambiamento demografico radicale: il settore non è più esclusiva di uomini adulti esperti, ma sta conquistando la Gen Z e vede una partecipazione femminile che sfiora il 50%. La domanda principale dei viaggiatori rimane la sicurezza dell’infrastruttura, considerata prioritaria rispetto a qualsiasi narrazione di marketing.

Sintesi degli interventi: dalla Costa dei Trabocchi ai Percorsi di Ermes

L’incontro ha messo in luce diverse anime del progetto ciclabile regionale:

  • Il sistema della Costa dei Trabocchi: Carlo Ricci (GAL Costa dei Trabocchi) ha illustrato come la “Via Verde” sia diventata un caso internazionale. La strategia vincente è stata l’adozione delle “ciclovie naturali”, ovvero l’utilizzo di strade bianche e rurale a basso traffico per connettere l’entroterra, supportate da un ecosistema digitale di 19 portali verticali.
  • I Percorsi di Ermes (Magic Italy Central): Enrico Paolini ha presentato un progetto ambizioso da 4 milioni di euro finanziato dal PNRR Cratere, che coinvolge 26 comuni colpiti dal sisma. L’obiettivo è democratizzare il cicloturismo attraverso l’e-bike, creando 26 “Bike Station” integrate con la vendita di prodotti tipici locali, rendendo i borghi dell’interno accessibili anche a famiglie e neofiti.
  • La Val di Foro – La “Spina Dorsale”: Il sindaco di Villamagna, Amerigo Orlando, e i progettisti Luca Mancini e Chiara Daggianti hanno descritto la ciclovia della Val di Foro come un’infrastruttura che unisce la Maiella all’Adriatico. Non si tratta solo di una pista, ma di un progetto di ingegneria naturalistica che mira a risolvere il dissesto idrogeologico del fiume, trasformando il percorso in un corridoio ecologico per la biodiversità.
  • L’esperienza di Pineto e del Cerrano: Jessica Martella ha evidenziato il successo dei percorsi “a margherita” che partono dal mare per scoprire le colline, sottolineando l’importanza di attraversare luoghi simbolici come il giardino dell’Area Marina Protetta della Torre di Cerrano.

Dal confronto emergono tre direttrici fondamentali per il successo definitivo del sistema abruzzese:

  • Infrastruttura Immateriale e Servizi: La pista da sola non basta. Il successo dipende dalla capacità di offrire servizi capillari (noleggio, riparazione, ricarica) e un’accoglienza formata professionalmente per assistere i nuovi utenti di e-bike.
  • Integrazione Pubblico-Privato: Come dimostrato dai Percorsi di Ermes, il Comune deve fornire l’infrastruttura e la sicurezza, ma è il privato che deve “riempire gli alberghi” e vendere l’esperienza.
  • Identificabilità e Marketing: Per competere con destinazioni come il Trentino o la Puglia, l’Abruzzo deve puntare sul suo “jolly”: l’unicità del sistema dei parchi. È necessario che oggetti del desiderio come il Lago di Campotosto diventino riconoscibili sul mercato internazionale attraverso operazioni di marketing coordinate, capaci di trasformare la natura selvaggia in un prodotto turistico fruibile e sicuro.

L’Abruzzo ha l’occasione storica di trasformare le proprie fragilità, come i territori colpiti dal sisma o le vallate interne, in punti di forza grazie a una “forza gentile” che unisce mobilità, cultura e ambiente.


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