Mantenere la distanza
PESCARA – Ci sono immagini che passano quasi inosservate durante una telecronaca sportiva. Ma mentre seguivo la prima tappa del Tour de France, disputata quest’anno in Catalogna, c’è stata un breve sequenza video che ha richiamato la mia curiosità.
Mentre i corridori affrontavano la salita verso Montjuïc, nell’inquadratura televisiva è finito un cartello stradale posto sul margine della carreggiata. È durato pochi secondi, il tempo necessario per farmi pensare: aspetta un momento…. Così sono andato a cercare la sequenza nelle repliche della trasmissione.
Il cartello era semplicissimo: invitava gli automobilisti a mantenere almeno un metro e mezzo di distanza durante il sorpasso dei ciclisti.
Non era un messaggio dedicato al Tour de France. Era un normale segnale stradale, installato lungo una strada che ogni giorno viene percorsa da cittadini comuni, ben prima e ben dopo il passaggio della corsa più importante del mondo.
Guardando quei pochi fotogrammi, il mio pensiero è corso immediatamente ai circa seicento metri del Pendolo che attraversano la Riserva Dannunziana, a sud della città.
È il tratto in cui la mobilità ciclistica, pur essendo quotidiana e numerosa, è costretta a condividere una carreggiata larga sette metri con automobili, furgoni, autobus e mezzi pesanti. Non esistono percorsi alternativi: chi arriva da nord o da sud in bicicletta deve inevitabilmente transitare da lì.
È una strada con limite di velocità di 30 km/h, due corsie da circa tre metri e mezzo separate da una linea continua e marciapiedi laterali. Basta fermarsi qualche minuto per osservare ciò che accade: quasi ogni automobilista supera i ciclisti, spesso senza ridurre significativamente la velocità e quasi mai mantenendo una distanza laterale che possa essere definita di sicurezza.
Infatti, con due corsie da tre metri e mezzo, rispettare davvero il metro e mezzo di distanza significa dover impegnare la corsia opposta. Se questa non è libera, il sorpasso non può essere effettuato. È una conseguenza logica prima ancora che giuridica: quando non esistono le condizioni per eseguire una manovra in sicurezza, si aspetta. È invece ciò che quasi mai accade.
Lungo quel tratto il sorpasso diventa la regola, nonostante la presenza della linea continua di mezzeria, insuperabile, il limite dei 30 km/h e la presenza di un’utenza vulnerabile che non dispone di alcuna infrastruttura dedicata. Il risultato è che il metro e mezzo rimane una prescrizione teorica, mentre nella pratica quotidiana le biciclette vengono superate a distanze decisamente inferiori, anche ad un palmo, per mia esperienza personale.
Il problema, quindi, non riguarda soltanto il comportamento dei singoli automobilisti. Riguarda anche una strada progettata senza prevedere uno spazio per la mobilità ciclistica, nonostante la legge 366 del 1998 stabilisca che, in occasione della realizzazione o dell’adeguamento di nuove infrastrutture stradali, debbano essere considerate anche le esigenze della circolazione in bicicletta.
In attesa di altre radicali soluzioni, anche sul Pendolo sarebbe utile il richiamo catalano, collocato in aggiunta al limite dei 30 km/h. Non risolverebbe il problema infrastrutturale, che resta aperto, ma avrebbe almeno il merito di rendere evidente un principio troppo spesso dimenticato: quando il sorpasso non può essere effettuato mantenendo la distanza di sicurezza e senza violare il Cds, non bisogna inventarsi una soluzione. Bisogna semplicemente aspettare e mantenere la distanza.
Per la cronaca: rispettando il limite di 30 km/h, i 600 metri del Pendolo si percorrono in appena poco più di un minuto; a 20 km/h in poco meno di due minuti.
Cosa dice il Codice della strada
L’articolo 148, comma 9-bis, stabilisce che il sorpasso dei velocipedi da parte dei veicoli a motore deve essere effettuato mantenendo, ove le condizioni della strada lo consentano, una distanza laterale di almeno 1,5 metri, tenendo conto della ridotta stabilità delle biciclette. La violazione della norma comporta una sanzione amministrativa (attualmente da 167 a 665 euro) e la decurtazione di 5 punti dalla patente.
Giancarlo Odoardi – Esperto promotore della mobilità ciclistica (EPMC)







