Due recinzioni per una sola Riserva
Lungo il perimetro sud della Riserva naturale Pineta Dannunziana, a ridosso di via Pantini, convivono due recinzioni che raccontano due diversi confini dell’area protetta.
PESCARA – Percorro quasi ogni giorno in bicicletta il vecchio tracciato di via Pantini, o almeno quella che toponomasticamente continuo a individuare come tale. Non so neppure se la strada conservi ancora questo nome dopo la realizzazione, proprio lì accanto, del nuovo asse viario, comunemente chiamato Pendolo. Di sicuro la vecchia strada esiste ancora: stretta, riservata, quasi nascosta, e oggi offre un punto di osservazione piuttosto interessante su quello che è successo in questi anni lungo questo margine meridionale della Riserva naturale Pineta Dannunziana.
La prima cosa che, lato mare, accompagna chi la percorre è una lunga recinzione metallica verde, per diversi tratti ancora in buone condizioni. Le è rimasta appiccicata addosso la rete arancione da cantiere collocata durante i lavori per il nuovo tracciato, effettuati nel 2021. In alcuni punti è ancora arancione, in altri è scolorita fino quasi al bianco; strappata, accartocciata, invasa dalla vegetazione, sembra portare ancora la scritta «Attenzione lavori in corso». I lavori, però, sono finiti da tempo.
Dietro e dentro questo manufatto lineare sopravvivono altri pezzi della precedente organizzazione funzionale. Diversi cancelli verdi chiusi sono serrati con lucchetto sul nulla, come il ricordo del recinto dell’area di sgambettamento dei cani. E poi ci sono le paline di sostegno, su cui c’è ancora la segnaletica ufficiale: «Riserva naturale Pineta Dannunziana», Città di Pescara, con il richiamo alle leggi regionali istitutive. I cartelli sono lì, fissati proprio lungo quella recinzione.
Tutto intorno il tempo ha fatto il resto. La vegetazione spontanea ha inglobato rete e paletti; il fondo della vecchia via Pantini è malconcio e in alcuni punti viene lentamente riconquistato dalla vegetazione strisciante. Ma la strada conserva anche una qualità che il nuovo asse, a pochi metri di distanza, non possiede: pini e soprattutto grandi querce, finché vivono, si protendono sulla carreggiata formando in alcuni tratti, a mo’ di capanna, una ricca e folta volta vegetale. Si pedala all’ombra mentre, appena oltre la rete, scorre inteso il traffico.
La vecchia via Pantini corre a monte del nuovo Pendolo e per lunghi tratti ne rimane separata dalla vecchia recinzione. Dall’altra parte della nuova strada, però, ce n’è un’altra: nuova, ordinata, lucida, montata su un muretto e affiancata dal marciapiede realizzato con il nuovo asse viario. Quel marciapiede, non particolarmente frequentato dai pedoni, lo utilizzano invece i ciclisti, me compreso, quando serve evitare una sede stradale sulla quale, nonostante il limite di 30 km/h, il traffico automobilistico scorre veloce, come su pista dedicata.
Basta allora fermarsi e guardare la sezione trasversale di questi luoghi: vecchia via Pantini, vecchia recinzione, fascia di terreno alberata, nuovo asse stradale con marciapiedi, nuova recinzione, Riserva.
Sono le due recinzioni a porre una domanda: quella vecchia non è un residuo qualsiasi, e porta ancora i cancelli e soprattutto la segnaletica che identifica il limite della Riserva naturale. Quella nuova, invece, è stata costruita sul margine opposto del Pendolo e restituisce visivamente l’impressione che oggi sia quello il confine dell’area protetta. Ma una recinzione non modifica il perimetro di una riserva naturale.
Se il perimetro formalmente vigente è ancora quello definito dalla legislazione regionale, occorre allora capire dove passi esattamente quel confine e quale rapporto abbia con il nuovo tracciato. Perché, se la vecchia recinzione coincide effettivamente con il limite normativo della Riserva, tra essa e quella nuova rimangono oggi il nuovo asse stradale, i suoi marciapiedi e anche porzioni di terreno e vegetazione che materialmente appaiono separate dal resto dell’area protetta.
Il risultato è curioso. Sul terreno sembra essersi già affermato un nuovo confine nella sua elegante manifattura, perfettamente leggibile nella nuova sistemazione stradale.
Nel frattempo il vecchio limite, vissuto e trasandato ma pur sempre visibile e presente, rimane lì, con i suoi cancelli serrati, la rete da cantiere ormai scolorita e i cartelli della Riserva ancora al loro posto. Una specie di linea del tempo lunga diverse centinaia di metri, lungo la quale convivono il prima e il dopo della trasformazione.
Percorrendola ogni giorno in bicicletta è difficile non accorgersene. Ed è altrettanto difficile non chiedersi quale delle due recinzioni racconti oggi la geografia reale della Riserva. Il confine giuridico è una questione che non può essere risolta spostando una rete, e se prevalesse la seconda, ci sarebbero migliaia di metri quadrati di differenza. In meno.











