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Giù la circonvallazione: ma cosa ne sanno i residenti? Sono stati ascoltati?

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Era all’incirca il 2008 quando Giovanni Damiani, allora dirigente comunale, e io, consulente, entrambi alle prese con la stesura degli aspetti naturalistici del Piano di Assetto della Riserva Dannunziana, ci recammo nella sede aquilana della Regione Abruzzo per discutere, con l’allora direttore generale Antonio Sorgi, dell’abbattimento del tratto terminale sud della circonvallazione. C’erano i fondi ANAS per la eliminazione di detrattori ambientali, in quel caso 3 milioni di €, che potevano essere utilizzati per rimuovere l’asse viario. Finì tutto lì.
Il fatto che ora, 14  anni dopo, ANAS torni a far vivere il progetto non può che farmi piacere. Lo apprendo dagli organi di informazione, ma prim’ancora dal cartello di cantiere posto nei pressi della infrastruttura.
I disegni sulle cartografie esposte fanno intuire i tracciati ma non il dettaglio dell’elaborato progettuale. Si intravvede un nuovo reticolo di strade che in parte sostituiranno l’asse che verrà rimosso ma credo anche di integrazione della viabilità esistente. Ma in che nodo? Per chi? Ecco, per chi? Qual è la realtà urbanistica attuale e futura su cui impatterà il nuovo reticolo di infrastrutture?
Non credo sia sfuggito a progettisti e amministratori, ma quello di cui ci si sta occupando è soprattutto la gestione del flusso di veicoli, milioni l’anno, che transitano e transiteranno a sud della Riserva Dannunziana e a ridosso dell’insediamento abitativo di Villaggio Alcione. Ma anche e soprattutto, da quanto si intuisce dalle linee, nel bel mezzo dello spazio urbanizzato esistente e nuovo di Via Alfredo Luciani, tra l’altro all’incrocio con Via 8 marzo. Vie tranquille, fino ad oggi, ma che presto dovranno accogliere il flusso di traffico veicolare collegato alla circonvallazione. Proprio per il carattere di residenzialità, in questa zona si svolge un discreto e tranquillo traffico di pedoni e ciclisti che domani forse potrebbe venire meno per questioni di sicurezza. Situazione che tra l’altro già oggi condiziona gravemente, e anche in maniera inaudita, il collegamento sulla Strada Statale 16 dove per le utenze più deboli e vulnerabili non esiste praticamente nessun passaggio riservato.
A tal, fine, pertanto, sarebbe opportuno che la progettazione delle nuove arterie e l’organizzazione del flusso veicolare tenesse in conto:

  • l’impatto ambientale sul tessuto residenziale esistente e futuro, valutando eventualmente significative misure compensative contro, in particolare, inquinamento atmosferico e acustico;
  • lo spazio, dignitoso e non di risulta, da riservare a pedoni e ciclisti, da rivedere in tutto il comparto interessato dalle opere viarie.

Non ultimo, avrei auspicato l’avvio di un processo partecipato tra i cittadini destinatari, in quanto abitanti in prossimità del cantiere, per illustrare loro le opere e le nuove dinamiche di mobilità, anche per sentirne gli umori, e per renderli consapevoli e non semplici spettatori del loro futuro abitativo.

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