In vigore le modifiche al Codice della strada
Secondo i dati ASAPS 2023 (l’Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale), in Italia si registrano circa 500 pedoni morti all’anno per incidenti stradali, di cui 175 sulle strisce pedonali, mentre i feriti, anche con danni permanenti, sono quasi 20.000.
Delle cause di questo, troppo debolmente si occupano le recenti modifiche al Codice della Strada, approvate con la Legge 177/2024, in vigore da sabato 14 dicembre 2024. Infatti rappresentano solo un intervento in termini di inasprimento delle sanzioni per condizioni critiche di guida. Orientate a disciplinare la circolazione dei mezzi di trasporto, assumono come immutabile il traffico automobilistico, dato come base di partenza, senza aprirsi a strategie che possano ridurre il numero di veicoli in circolazione e quindi agevolare una mobilità urbana più sostenibile, con ad esempio un trasporto pubblico collettivo più potenziato ed efficace, o creare maggiori opportunità par la modalità “attiva” delle biciclette e dei pedoni, senza tralasciare la logistica delle merci.
La legge in sostanza si divide in due parti principali:
- modifiche immediate alla Legge 285/1992 (Cds);
- delega al Governo per riorganizzare alcune norme sulla circolazione stradale.
Le principali novità per gli automobilisti riguardano quattro ambiti: uso del telefono, guida in stato di ebbrezza, guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e eccesso di velocità (autovelox).
Nelle classifiche sugli incidenti stradali, il fattore che comporta maggiori rischi, specie per le utenze vulnerabili, è la velocità. Incomprensibile pertanto è la limitazione di utilizzo dell’autovelox: intanto l’autorizzazione per l’installazione è ora vincolata al permesso delle Prefetture, riducendo l’autonomia dei Comuni, ma non è più possibile installare autovelox su strade con limiti inferiori a 50 km/h, escludendo di fatto le ZTL e le zone 30.
Quasi un de profundis per i monopattini, di proprietà o in sharing, che dovranno essere dotati di targa, assicurazione e casco obbligatorio (decreti attuativi necessari). Potranno circolare solo su strade urbane con limiti di velocità non superiori a 50 km/h e, a quanto pare, non su piste o corsie ciclabili. Questa stretta normativa rischia di disincentivare l’uso di un mezzo ecologico e pratico per la mobilità urbana.
Tra le poche novità per i ciclisti si includono:
- l’obbligo di mantenere una distanza minima laterale di 1,5 metri durante il sorpasso da parte di veicoli a motore, sempre che ci sia spazio a disposizione (quindi quasi mai!);
- una limitazione alla realizzazione di corsie ciclabili e case avanzate;
- eliminazione dell’obbligo per gli automobilisti, autorizzati a transitare in aree riservate, di dare la precedenza ai ciclisti, sostituito dall’invito generico a prestare attenzione.
La legge in effetti affronta gli elementi più critici della mobilità urbana soprattutto attraverso l’inasprimento di sanzioni per vecchi e nuovi reati, aprendo al contempo ad una certa liberalizzazione della velocità, al curioso fine di fluidificare il transito degli autoveicoli e ridurre i tempi di percorrenza. Ciò rende più difficile risolvere i problemi del traffico automobilistico, magari con misure atte a favorire modalità di trasporto sostenibili, come l’incremento del trasporto pubblico o l’ampliamento delle aree a traffico limitato e delle zone residenziali sicure. Alcune disposizioni, infatti, come la limitazione dei controlli di velocità (autovelox), rischiano di aumentare il pericolo per pedoni e ciclisti, gli utenti più vulnerabili della strada.
La sicurezza stradale, invece, richiede una visione integrata che includa necessariamente la riduzione del traffico automobilistico, ad esempio con politiche di mobility management, il potenziamento del trasporto pubblico e la tutela di pedoni e ciclisti, tutti temi che nelle nuove modifiche al Cds risultano opzioni decisamente poco considerate.

