La bici cerca parcheggio, prima e dopo il bilancio partecipativo
Ho partecipato, ma poi ho rinunciato a sostenere il mio progetto: spiego perché la questione dei parcheggi per bici è più grande di un bando.
Prima fase: il bando
Il 10 giugno sono scaduti i termini per il voto nell’ambito della prima edizione del Bilancio Partecipativo del Comune di Pescara. Uno strumento di democrazia diretta, così lo definisce il regolamento comunale approvato nel marzo 2023, attraverso il quale la cittadinanza contribuisce alle decisioni sull’utilizzo delle risorse economiche dell’Ente, con una quota destinata non inferiore a 100.000,00 € per spese in conto capitale: spazi verdi, arredo urbano, riqualificazione di quartieri, lavori pubblici in generale. Ventuno proposte ammesse dopo la valutazione di ammissibilità e fattibilità tecnico-giuridica, una piattaforma di voto telematica aperta per quindici giorni.
Anch’io avevo presentato un progetto: parcheggi per biciclette integrati da strumenti di monitoraggio e raccolta dati, pensati come micro-interventi di rigenerazione dello spazio pubblico. Una proposta in cui credevo, e in cui continuo a credere. Arrivato alla fase del voto, ho deciso di non sostenerlo. L’ho spiegato in una nota QUI, sottolineando che la diffusione di stalli per bici è un adempimento previsto da più norme, nazionali e regionale. Vediamo quali.
Cosa dice la legge nazionale
Partiamo da lontano. La Legge 19 ottobre 1998, n. 366 detta norme finalizzate alla valorizzazione e allo sviluppo della mobilità ciclistica. Ha quasi trent’anni, e tra gli interventi che contempla, elencati all’art. 6, troviamo esplicitamente la costruzione e dotazione di parcheggi attrezzati, liberi e custoditi, e di centri di noleggio riservati alle biciclette. Non solo piste ciclabili, dunque: anche le infrastrutture di supporto, tra cui la sosta.
Cosa dice la legge regionale
La Regione Abruzzo ha recepito e ampliato questa impostazione con la L.R. 25 marzo 2013, n. 8. Tra gli interventi per la mobilità ciclistica, l’art. 5 include espressamente la costruzione e dotazione di parcheggi attrezzati, liberi o custoditi, e di centri di noleggio riservati alle biciclette, prioritariamente in corrispondenza dei centri intermodali di trasporto pubblico e presso strutture pubbliche.
Il terzo comma dello stesso articolo stabilisce che una quota non inferiore al dieci per cento dei posti auto previsti, adeguatamente attrezzata, è riservata al parcheggio di biciclette. Il 10%, cioè dieci posti auto su 100 realizzati, non un vago impegno di principio: una percentuale precisa, scritta in una norma vigente da tredici anni.
L’art. 8 va oltre: prevede che i comuni inseriscano nei regolamenti edilizi norme per la realizzazione di spazi comuni negli edifici adibiti a residenza e attività terziarie o produttive per il deposito di biciclette, nonché spazi per il deposito di biciclette presso strutture pubbliche. Negli edifici di edilizia residenziale pubblica è fatto obbligo di consentire il deposito di biciclette in cortili o spazi comuni.
Quindi non solo infrastruttura viaria: anche il patrimonio edilizio, privato e pubblico, rientra nel perimetro degli obblighi normativi.
La città reale
E’ ancora quella dove le biciclette si attaccano ai pali della segnaletica, agli alberi, alle transenne di cantiere.
Non è che gli stalli manchino del tutto: qualcuno c’è. Il problema è dove sono stati messi. Cioè sono rastrelliere posizionate in luoghi con un’utilità praticamente pari a zero: angoli remoti, spazi residuali, piazzali vuoti in cui nessuno arriverà mai in bici perché nelle vicinanze non c’è nulla per cui valga la pena di arrivarci. Stalli senza contesto, infrastruttura senza funzione. La forma dell’adempimento, senza la sostanza.
Questo è il risultato di una pianificazione poco accorta, laddove prevale la necessità di spendere risorse a prescindere dalla loro reale utilità. Non mancano stalli in assoluto, manca una logica di servizio nella loro distribuzione: la vicinanza a scuole, uffici, mercati, fermate del trasporto pubblico, strutture sanitarie. Proprio quei grandi attrattori di traffico che la L.R. 8/2013, all’art. 4, individua esplicitamente come nodi prioritari della rete ciclabile comunale.
La sosta è parte del sistema, non un accessorio
Una rete capillare di parcheggi ben posizionati non è solo un servizio per chi già pedala: è una delle condizioni che rendono possibile farlo, invece di prendere l’auto. Chi sa di trovare uno stallo utile e sicuro alla destinazione ragiona diversamente da chi sa che dovrà arrangiarsi. La sosta è parte integrante del sistema di mobilità ciclistica, non un elemento decorativo da installare dove capita.
La vera domanda, allora, non è se realizzare stalli per biciclette. È perché previsioni normative sifficientemente chiare, nazionali e regionali, risalenti al 1998 e al 2013, non si siano ancora tradotte in interventi sistematici e pianificati. In sostanza non è una questione da risolvere con un bilancio partecipativo, seppur prezioso nella sostanza della proposta: è una questione da porre all’amministrazione e da cui pretendere risposte.
Alla fine, e per quanto sarà stato possibile, i voti al mio progetto li ho dirottati su un altro (L’isola dei bambini – C’è posto anche per noi). I parcheggi per bici invece gli utenti li aspettano, invece, dalla normale applicazione delle norme che, del resto, li prevedono già da quasi trent’anni.


