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Rifiuti: tra differenziata e realtà

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PESCARA – Un corto circuito tra raccolta differenziata dei rifiuti e vessilli ambientali attribuiti alla città: eco cosa sembra emergere nella pratica quotidiana, fatta di conferimenti errati e contenitori saturi. Le immagini documentano una criticità diffusa che mette in discussione la qualità reale della raccolta differenziata, al di là delle percentuali su cui andrebbe fatta più chiarezza.

Le immagini restituiscono una situazione molto critica: non si tratta di un episodio isolato, bensì di una condizione che si manifesta con una frequenza tale da porre una domanda inevitabile: qual è la reale qualità della raccolta differenziata in una città Bandiera Blu e Plastic Free?

Al riguardo Ambiente S.p.A. potrebbe promuovere incontri pubblici di restituzione e confronto con i cittadini. Non tanto per ribadire le modalità di conferimento, ormai ampiamente note, quanto per condividere dati e riscontri sulla qualità dei materiali raccolti. È su questo terreno che si misura l’efficacia del sistema e su cui la cittadinanza forse dovrebbe essere edotta.

Nella zona in cui risiedo, Colle Breccia, servita dalla raccolta di prossimità, sono presenti piccole isole ecologiche con cassonetti distinti per frazione. Il sistema è semplice, intuitivo, apparentemente difficile da interpretare in modo errato. Eppure, nella pratica quotidiana, emergono criticità evidenti. I contenitori risultano spesso saturi, con rifiuti lasciati all’esterno, ma soprattutto presentano un livello di contaminazione che compromette la qualità del materiale conferito.

Sacchi contenenti frazioni miste, plastica non conforme nel contenitore dedicato, carta infilata all’interno di buste di plastica, come anche il vetro. Segnali chiari di una raccolta che perde efficacia già nella fase di conferimento.

L’episodio documentato nelle immagini segna tuttavia un ulteriore salto di qualità in negativo. Neanche due giorni fa, all’interno del bidone dell’organico noto un bustone contenente esclusivamente materiali estranei: bottiglie di vetro e plastica, vaschette in polistirolo, carta. Nessun rifiuto umido. Un conferimento palesemente errato, non riconducibile a disattenzione ma a un comportamento deliberato.

Di fronte a questa situazione ho rimosso il contenuto e provveduto a separare correttamente i materiali. Un gesto minimo, ma che pone un interrogativo più ampio: quante volte situazioni analoghe passano inosservate, compromettendo la qualità complessiva della raccolta?

È qui che si manifesta l’evidente corto circuito richiamato tra rappresentazione e realtà. Da un lato, riconoscimenti ambientali che certificano standard elevati; dall’altro, una gestione quotidiana che evidenzia fragilità significative, soprattutto sul piano dei comportamenti individuali e del controllo.

La qualità della raccolta differenziata non si misura solo in termini quantitativi, ma soprattutto nella purezza delle frazioni raccolte. Senza questo presupposto, l’intero sistema perde efficacia, aumentando costi e riducendo le possibilità di recupero.

Per questo auspico che Ambiente S.p.A. restituisca alla città una rappresentazione trasparente del ciclo dei rifiuti, evidenziando criticità e margini di miglioramento. Alla stregua di una politica, ahimè ancora troppo inattuata, di prevenzione e riduzione della  produzione dei rifiuti, solo attraverso una maggiore consapevolezza è possibile colmare la distanza tra gli obiettivi dichiarati e le pratiche reali: diversamente prevale il rischio che i riconoscimenti ambientali restino un elemento di comunicazione più che un indicatore sostanziale di qualità.

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