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La Riserva dannunziana, tra servizi ecosistemici e bisogni fisiologici

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PESCARA – Il grado di civiltà di un Paese si misura anche dalla qualità dei servizi igienici pubblici. In Giappone, ad esempio, la cura di questi spazi è diventata quasi un simbolo culturale e persino oggetto di narrazione cinematografica.

È stato questo il pensiero che mi è tornato alla mente visitando i bagni pubblici collocati all’interno del lotto 2 della Riserva dannunziana. Lo stato in cui versa la struttura non appare frutto di un episodio occasionale o di un recente atto vandalico. Al contrario, l’impressione è quella di una condizione consolidata nel tempo. Sono passato più volte davanti a questo presidio, verificando se nel frattempo fosse intervenuto qualche ripristino. Nulla è cambiato.

Già dall’esterno l’impressione è chiara: la segnaletica che indica la presenza dei servizi è quasi sovrastata da graffiti e scritte che invadono muri, porte e perfino le pareti interne dei box. All’interno compaiono simboli, scritte e verniciature grossolane che rendono lo spazio visivamente degradato e contribuiscono a cancellare ogni percezione di luogo pubblico curato.

Entrando, la situazione non migliora. Le porte dei singoli locali risultano danneggiate o divelte, alcune fuori asse, altre consumate dall’incuria. In diversi punti gli infissi appaiono compromessi e lasciano intendere che atti vandalici si siano ripetuti nel tempo senza un reale intervento di ripristino.

Anche i sanitari raccontano una manutenzione quantomeno insufficiente. Alcuni locali presentano wc privi di accessori, tubazioni a vista o elementi mancanti; in un caso si intravede persino un vano tecnico aperto con gli impianti idraulici esposti. In altri ambienti si trovano lavabi isolati o privi di dotazioni, mentre i pavimenti e le superfici mostrano segni di sporco accumulato, muffe e residui organici.

L’esperienza dell’utente si sviluppa quindi su tre livelli: prima quello visivo, dominato da scritte vandaliche e segni di abbandono; poi quello olfattivo, inevitabilmente compromesso in spazi poco curati; infine quello funzionale, che dovrebbe essere l’aspetto essenziale ma che qui appare tutt’altro che garantito.

Il paradosso è evidente: questi servizi si trovano all’interno di un’area protetta, dove la qualità ambientale, la cura del paesaggio e l’attenzione ai servizi per i visitatori dovrebbero rappresentare un elemento distintivo. Una riserva naturale, infatti, non è soltanto tutela degli ecosistemi ma anche capacità di accoglienza e gestione degli spazi pubblici.

La distanza tra la qualità ambientale che la Riserva dovrebbe rappresentare e lo stato di questi bagni pubblici appare dunque evidente. Mi chiedo: quale immagine complessiva si trasmette a chi frequenta questo luogo?

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