Produzione e gestione rifiuti: consapevolezza cercasi!
PESCARA – Durante questo mese ho partecipato agli incontri pubblici organizzati da Ambiente S.p.A. nella sala consiliare per illustrare il prossimo nuovo sistema di gestione dei rifiuti nelle zone centrali della città. Accanto ai dati tecnici e alle novità operative e ai saluti e agli auspici istituzionali espressi dalle rappresentanze dell’Amministrazione comunale, ho fatto caso che ricorreva spesso una parola, ribadita più volte, di evocazione partecipativa per una città più attenta e responsabile: CONSAPEVOLEZZA.
Parola che non è scritta nel regolamento comunale di igiene urbana, ma che più di tante istruzioni credo faccia la differenza in termini di recepimento positivo e di adozione dei nuovi servizi da parte della cittadinanza. Eppure, basta spostarsi per le strade per capire quanto questo obiettivo sia ancora lontano da raggiungere.
Muovendomi quotidianamente in bicicletta, ho una percezione del territorio che difficilmente si coglie dall’auto. La bici, per la sua moderata velocità e per l’alta versatilità logistica, offre una visione panoramica ma anche particolare dei luoghi che si attraversano, di immersione dentro lo spazio urbano, e permette di notare ciò che solitamente si ignora, non si vede né si percepisce, spostandosi con altri mezzi. Anche a piedi si ha la stessa opportunità, se non maggiore.
Durante il mio percorso abitudinario, osservo di frequente sacchetti e piccoli elettrodomestici abbandonati, ingombranti lasciati ovunque, in mezzo ai marciapiedi e nei pressi dei giardini pubblici, e soprattutto vicino ai cassonetti presenti nelle zone servite dalla raccolta di prossimità, dove spesso regna una confusione di conferimento impressionante. Scene quotidiane: mentre le tecnologie diventano sempre più sofisticate, l’elemento umano sembra restare il vero punto critico.
Di fronte a comportamenti scorretti, l’Amministrazione sta puntando molto su controlli e sanzioni: telecamere, guardie ambientali, multe. Strumenti importanti, ma che rischiano di spostare il baricentro dall’adesione consapevole al semplice timore della sanzione. Concentrarsi sulla punizione dei trasgressori piuttosto che sulla coltivazione di abitudini virtuose nell’intera popolazione potrebbe non dare i risultato attesi.
La parola “consapevolezza”, evocata nelle presentazioni, non può tradursi solo in un sistema repressivo, ancorché necessario. Certe scene mostrano che il problema non è ovviamente l’assenza di regole, ma di un processo educativo capillare che accompagni i cittadini a comprendere il valore dei propri gesti.
Il nuovo piano dei servizi concentra importanti energie sulla raccolta differenziata, ma non altrettanto sulle azioni di riduzione della produzione dei rifiuti. Eppure tra i principi di riferimento operativo dell’azienda spiccano: a) la riduzione della produzione dei rifiuti; b) il recupero ed il riutilizzo dei rifiuti; c) l’ attuazione di un sistema integrato della gestione dei rifiuti, che individui per ogni frazione merceologica il corretto percorso di avvio a recupero/smaltimento.
Nella Settimana Europea della Riduzione dei Rifiuti, ormai conclusa, questo tema sarebbe dovuto essere centrale, mentre nella discussione pubblica rimane troppo sullo sfondo, se non assente. La tecnologia può gestire i sintomi dell’iper-consumo, ma solo la “consapevolezza” può curarne la causa.
Ridurre e riusare sono i due livelli più efficaci dell’economia circolare, ma senza un coinvolgimento del settore produttivo e della distribuzione commerciale restano solo parole. Difficile chiedere ai cittadini di ridurre se attorno a loro c’è tutto un sistema che continua a produrre rifiuti.
Se la consapevolezza è la chiave di lettura della sostenibilità e del benessere, allora va coltivata, in modo robusto e deciso. Su un costo di gestione di oltre 27 milioni di €, destinare ad esempio tra 5,00 e 10,00 € della TARI per ogni utenza (circa il 2% del totale di spesa) ad attività continuative di educazione e comunicazione ambientale potrebbe essere un passo utile e importante da compiere. Con una scelta del genere si potrebbero finanziare: incontri nei quartieri e nei condomìni, sportelli mobili nei mercati, laboratori nelle scuole, campagne mirate sull’abbandono dei rifiuti, attività dimostrative con associazioni e imprese, formazione di volontari e di testimonial e chissà quant’altro, con un ritorno in termini di impatto ambientale e di decoro, oltre che di riduzione di costi, tutt’altro che da sottovalutare.
Giancarlo Odoardi – Rifiuti Zero Abruzzo









